QUALE PASSIONE DI GESÙ?

By Gabriele Cingolani
Pubblicato il 28 Febbraio 2018

Come conoscere la passione di Gesù? Di questo evento fondante della nostra fede abbiamo quattro racconti trasmessi dagli evangelisti, ma sono diversi tra loro. Sono basati su quanto è accaduto, ma non sono racconti storici nel senso scientifico odierno. Sono interpretati teologicamente e adattati alle esigenze delle comunità a cui erano indirizzati. Per questo non tutti riportano gli stessi dettagli e, quando lo fanno, possono presentarli in modo diverso.

Quando si leggono i racconti evangelici bisogna tener conto della base storica dei fatti, del senso che hanno per la salvezza umana, e del bisogno spirituale e pastorale della comunità destinataria. Richiamando per sommissimi capi:

Secondo gli evangelisti Matteo e Marco – racconti gemelli – Gesù muore di morte straziante, sulla croce-patibolo, gridando desolatamente una sola parola. È una morte povera, apparentemente disperata, ma proclamata morte da “Figlio di Dio”. Il messaggio è che Dio è vicino anche alla più tragica morte umana. Gli autori si rivolgono ai primi catecumeni o a ebrei che stentano a fare il passo. Hanno bisogno di tinte forti.

Secondo l’evangelista Luca, Gesù muore sulla croce-cattedra, da cui imparte le ultime lezioni su come si prega, si perdona e si muore. È la morte del maestro. Quello di Luca è il vangelo del discepolo e della comunità in cammino, che seguono il maestro sino alla fine, assimilandone non solo le parole ma anche la testimonianza suprema.

Secondo l’evangelista Giovanni, Gesù non muore né sulla croce-patibolo né sulla croce-cattedra, ma sulla croce-trono. L’aveva sempre annunciata come sua elevazione, esaltazione, glorificazione, in fondo risurrezione. È una morte da Signore. È il Kurios che completa il mandato del Padre consegnandoci la Madre, esprimendo la sete trinitaria di salvezza universale, spirando quando vuole lui, mandando sul mondo lo Spirito Santo. Il discepolo prediletto scrive verso la fine del primo secolo, per una comunità matura, allenata alle escursioni mistiche, forse per lungo tempo improntata dalla presenza della Madre, a cui Gesù aveva affidato i nuovi figli.

Possiamo dunque affermare che il racconto della passione, come in fondo tutto il discorso cristiano, è un racconto dinamico e coinvolgente.

Per avere l’idea il più possibile reale di come sia accaduto l’evento passione e morte di Gesù si deve tener conto di tutte insieme le fonti che la raccontano nel Nuovo Testamento, altrimenti il nostro rapporto con il Gesù del Calvario risulta inadeguato. Per molti secoli la spiritualità cristiana, compreso l’ambito della meditazione e della predicazione passionista, si è nutrita unilateralmente dei racconti degli evangelisti Matteo e Marco, che accentuano l’aspetto del dolore, rendendo difficile la visione integrale del mistero pasquale come morte e risurrezione.

Se dunque la storia, la teologia e la situazione concreta della comunità, diremmo la pastorale, concorrono alla costruzione del racconto della Passione di Gesù, come dovremmo ripresentare e raccontare oggi questo evento? Se sono abbastanza chiari gli aspetti storico e teologico, quali sono le necessità e le capacità di comprensione di un simile racconto nell’attuale cultura, specie giovanile? È la sfida che la chiesa deve affrontare, per primi i passionisti di san Paolo della Croce e di san Gabriele dell’Addolorata. Da parte nostra cercheremo di farlo insieme, a piccoli passi.

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