PROVE DI SUSSIDIARIETÀ

presidio medico nella stazione Anagnina
By Marta Rossi
Pubblicato il 27 Dicembre 2012

Per la prima volta a Roma – pochi sono gli esperimenti simili in Italia – un’azienda di trasporto locale, l’Atac, apre un punto di primo soccorso all’interno di uno dei capolinea della metro A e dei pullman che dalla provincia arrivano e partono per la capitale

Due anni fa in quel sottopasso perse la vita Maricica Hahianau, l’infermiera 32enne di origine romena colpita al volto da un giovane italiano al culmine di una lite alla stazione Anagnina di Roma, il capolinea della linea A della metropolitana. Maricica rimase a terra priva di sensi: i medici staccarono la spina una settimana dopo l’incidente perché la donna, mamma di un bambino di tre anni, era in coma irreversibile. Questa storia terribile scosse la città intera, dando fuoco alla polveri della polemica legata alla sicurezza, compresa quella dei ritardi nei soccorsi: i filmati a circuito chiuso, infatti, mostrarono pendolari indifferenti all’agonia della donna, stesa a terra a pochi metri dell’uscita della metropolitana.

E il presidio medico aperto proprio a pochi passi dal luogo dove Maricica Hahianau perse la vita ha un valore estremamente simbolico: per la prima volta a Roma – pochi sono gli esperimenti simili in Italia – un’azienda di trasporto locale, l’Atac appunto, apre un punto di primo soccorso all’interno della stazione Anagnina che, oltre a essere uno dei capolinea della metro A, lo è anche dei pullman che dalla provincia di Roma arrivano e partono per la capitale. Ogni anno, infatti, circa 9 milioni di passeggeri, tra turisti e pendolari, passano dalla stazione alla periferia della città. “L’iniziativa è una chiara applicazione di quel principio di sussidiarietà di cui tanto si parla, ma che si fatica a tradurre in atti e, quindi, in servizi. In un momento di risorse scarse per i servizi pubblici locali, iniziative come questa credo indichino una direzione strategica verso la quale tutte le varie istituzioni dovranno indirizzarsi. A noi piace pensare che siamo stati fra i primi a tentare un esperimento così ardito per un’azienda di trasporto”, ha detto l’amministratore di Atac, Roberto Diacetti durante la presentazione del presidio.

A occuparsi del presidio con una collaborazione gratuita ci sono i volontari del Primo soccorso metropolitano, associazione di volontariato dedicata e specializzata in ambito sanitario. Il presidio Atac-Aid, svolto da infermieri professionisti volontari, consiste in un’assistenza infermieristica gratuita di prima istanza attiva, per il momento in fase sperimentale, dal lunedì al venerdì nelle due fasce orarie di maggior afflusso di passeggeri: dalle ore 6.30 alle 9.30 e dalle 17 alle 20 ed è in grado di accogliere il passeggero in difficoltà nella sede stessa o di raggiungerlo negli spazi e locali limitrofi, poiché dotato di borsa per il primo soccorso. Per ora, il gruppo di volontari è formato da sette infermieri, tutti con esperienza nel campo della medicina d’urgenza. Ma la onlus Volontari del primo soccorso prosegue con i colloqui e la ricerca di altri infermieri: “L’obiettivo che ci siamo posti è quello di riuscire a essere aperti tutto il giorno e di poter aprire infermerie in altre stazioni della metropolitana: da quando poi c’è la rete mobile sui vagoni, è possibile comunicare anche con il cellulare, quindi vorremmo mettere in campo delle pattuglie di intervento con i soccorritori e i volontari”. A parlare è Amedeo Pantanella, fondatore della onlus. Di mestiere si occupa di sicurezza e patrimonio ambientale nel policlinico romano dove fu portata, in fin di vita, Maricica Hahanau dopo essere stata soccorsa all’Anagnina. “In quei terribili giorni ci fu un continuo via vai di autorità – ricorda – e anche di autoambulanze che provenivano spesso dall’Anagnina con pazienti senza gravi patologie. Allora con il dottor Pierluigi Pelargonio, responsabile della sicurezza dell’Atac, abbiamo chiesto a Simona Bosco, un’infermiera del pronto soccorso, cosa avessero quei pazienti. E lei ha confermato che nella maggior parte dei casi, si trattava di cose di poco conto”. Nasce così l’idea di mettere in piedi una onlus da zero, la Volontari del primo soccorso metropolitano appunto: l’Atac mette a disposizione i locali alla stazione Anagnina, locali fatiscenti e in disuso, li ristruttura e li attrezza come un’infermeria. Al progetto partecipano ovviamente Simona Bosco e il professor Massimiliano Mungo: inizia il “reclutamento” dei volontari. “Il sito internet – spiega Pantanella – si è riempito di richieste per prendere parte al progetto. Ora proseguiamo con i colloqui, facciamo una scrematura dei curricula, perché a noi serve molta esperienza pratica, oltre alla teoria”. Con il lancio della onlus sono arrivate anche le donazioni: oltre all’Atac che ha messo a disposizione lo spazio sono arrivate le attrezzature, i defibrillatori, oltre alle offerte in denaro che permettono un piccolo rimborso ai volontari. Per ora non c’è personale medico, ma in futuro l’associazione potrebbe mettere a disposizione anche quello. “Per ora forniamo un primo soccorso: i volontari danno una valutazione dello stato di emergenza e fanno da filtro per far muovere o meno l’ambulanza. Per esempio, qualche giorno fa un ragazzo è caduto sulle scale e si è spaccato il mento: in infermeria abbiamo tamponato e chiamato l’ambulanza. Altre volte capitano cali di glicemia, giramenti di testa o altre cose che possiamo risolvere con un piccolo intervento senza tenere occupata un’ambulanza”.

Pantanella guarda avanti: “Non abbiamo fretta, ma vogliamo offrire un servizio eccellente. Tutto dipenderà da quel che riusciremo a fare con i contributi che otterremo. Mi piacerebbe che un giorno questo spazio diventasse un luogo di prevenzione, con giornate organizzate con l’Avis per esempio, o con oculisti per fare delle visite di controllo”.

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