di Emmanuel Carrère, Traduzione di Francesco Bergamasco,
Adelphi pp. 429, euro 15,00
La scrittura di Carrère è tra le più chiacchierate del tempo che viviamo. Negli ultimi vent’anni ha traghettato la non-fiction novel – nell’accezione che le si conferisce a partire da A sangue freddo di Truman Capote – nel nuovo mercato editoriale, destreggiandosi nel frattempo fra giornalismo, cinema e teatro. Chi si avvicina per la prima volta alla sua opera ha quindi a disposizione più porte d’accesso: dal romanzo al reportage, dalla sceneggiatura alla critica letteraria, spesso pubblicate su grandi testate internazionali. Propizio è avere ove recarsi rappresenta un prezioso “distillato” di questa produzione, un concentrato di stile che non delude neanche coloro che, dell’autore francese, hanno già letto tutto o quasi. Che si tratti di un ritratto di Alan Turing, di una recensione brillante del Moll Flanders di Defoe o di un reportage dalla Romania del 1990, ogni testo appare legato al precedente e al successivo da un filo continuo, come se tutti insieme componessero una grande autobiografia indiretta: quella del loro autore.
