Precetto solo proibitivo?

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2,24).

l richiamo alla fedeltà ha un lungo percorso di sviluppo nella Bibbia. Nella Genesi, nell’epoca dei patriarchi, troviamo ancora la poligamia, che rispecchia le condizioni sociali dell’Antico Medio Oriente (vedi ad esempio Giacobbe in Gn 29,21-30). Successivamente, Mosè ha permesso il divorzio in certi casi (cf. Dt 24,1-4), che viene abolito da Gesù, il quale non solo ripropone la volontà del Creatore sul matrimonio, l’unica carne (cf. Gn 2,24), ma nella sua opera di salvezza salva anche il matrimonio ferito dal peccato e dà la grazia agli sposi per poter rimanere fedeli.

La fedeltà matrimoniale è molto importante, ma viene sempre preceduta dalla fede, dai doni gratuiti ed esigenti di Dio. Il dono della vita, della ragione e della libera volontà rende l’uomo capace di rispondere alla chiamata di Dio per entrare in relazione con Lui. Senza una fede viva, le esigenze del Vangelo e della morale cattolica diventano un semplice moralismo. L’unità del matrimonio e la norma secondo cui il pieno esercizio della sessualità è lecito solo all’interno di esso non sono comprensibili senza la considerazione della visione cristiana dell’uomo.

Nella mentalità secolare, l’uomo è considerato come un soggetto dinamico di pulsioni, la cui realizzazione coincide con la capacità di soddisfare tali desideri, e il suo diritto fondamentale è quello alla felicità dell’individuo; pertanto, la società e la Chiesa non possono dire nulla sulla gestione corretta della sessualità. Secondo la fede cristiana, la questione della misura etica della sessualità emerge come il problema stesso della sua verità. I desideri dell’uomo sono spesso contraddittori e devono essere giudicati e ricondotti all’unico progetto, che è la vocazione all’amore fedele, capace di comunione e di mutua donazione.

L'ECO di San Gabriele
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