Lavori programmati fino al 2032 per sei miliardi di investimenti
È partita l’operazione per riconnettere le Marche all’Italia e all’Europa attraverso un piano di infrastrutture corredato di Valutazione ambientale strategica (Vas). È quanto, del resto, stanno chiedendo da sempre gli imprenditori e gli addetti del turismo che puntano, oltre che su una viabilità efficiente, anche su trasporti e su una rete digitale all’altezza. La conquista di un nuovo sviluppo economico, quindi, non poteva trascurare il gap dei collegamenti viari nel loro complesso perché è proprio la carenza di un sistema stradale degno di questo nome che, nel 2018, ha pesato in modo determinante, nella classificazione europea, sul declassamento del territorio da “regione sviluppata” a “regione in transizione”. Il piano adotta una serie di realizzazioni – alcune iniziate, altre progettate, altre messe nero su bianco – con investimenti, fino al 2032, per sei miliardi di euro. “La nostra volontà – dice l’assessore alle Infrastrutture Francesco Baldelli – è quella di trasformare una visione in opere concrete racchiudendo, questo piano, una strategia completa, moderna e condivisa”. Partendo dalle direttrici comunitarie le Marche propongono la realizzazione di un nuovo “corridoio” europeo Ten-T diagonale che unisca, mediante l’intermodalità acqua-gomma-ferro, il porto di Ancona con gli scali del Tirreno al fine di incentivare i traffici merci e passeggeri da e verso l’Oriente e da e verso l’Atlantico.
Sul piano viario si punta a creare una rete infrastrutturale “a maglia” su gomma e su ferro giudicata fondamentale rispetto a quella “a pettine”. Nel primo caso si punta a fare incrociare le quattro superstrade marchigiane (SS 4 Salaria, SS 77, la Quadrilatero e l’E 78 Fano-Grosseto da completare) con le longitudinali rappresentate dal’A-14 e dalla Pedemontana (che si sviluppa, in parallelo all’autostrada, da Urbino ad Ascoli Piceno e che va portata a termine). Per quanto concerne la ferrovia l’obiettivo è quello di dare vita a un anello su rotaia Ascoli-Porto d’Ascoli-Civitanova Marche-Fabriano, che il piano prevede, in prospettiva, prosegua verso Urbino, attraversando Pergola lungo la tratta della subappenninica italica riattivata nel 2021 a fini turistici, ricongiungendosi poi a Fano con la ferrovia adriatica. Un anello da agganciare sempre più anche alla diagonale Orte-Falconara. Al centro della “maglia” gomma-ferro il triangolo porto di Ancona-aeroporto di Falconara-interporto di Jesi rappresenta il cuore della piattaforma logistica delle Marche, che deve offrire opportunità di sviluppo, sia ai territori interni e della media collina, sia ai Comuni dell’intera fascia costiera, abbattendo le diseguaglianze territoriali tra costa ed entroterra, tra nord e sud della regione e tra piccoli e grandi centri. Per quanto riguarda la provincia di Pesaro e Urbino il governo regionale giudica fondamentale l’ammodernamento del percorso stradale che unisce i due capoluoghi, iniziando subito l’iter di condivisione tecnica delle soluzioni infrastrutturali con Anas e gli enti locali interessati.
