Come funziona la terapia del sorriso
Nati negli anni 80, i clown terapeuti portano giochi, battute e leggerezza nei reparti ospedalieri. Una pratica oggi diffusa in tutto il mondo, sostenuta da studi scientifici e da una rete di volontari che trasformano l’ambiente di cura
Questa storia ha un lieto inizio. Comincia infatti con una quantità di sorrisi e prosegue senza fermarsi più, facendosi via via sempre più allegra, convincente, benefica. Si parla di allegria, appunto, ma anche di tenerezza e attenzione, dispensate a piene mani soprattutto nelle stanze fredde e quasi sempre difficili degli ospedali. E si parla di chi tutto questo lo offre, lo dona: il clown (che in italiano, come tutti sapranno, chiamiamo pagliaccio), e cioè quel personaggio vestito in modo buffo e truccato in maniera esagerata, che diverte chi lo incontra.
E allora proviamo a dire meglio. Il ‘clown in corsia’, si aggira tra i reparti di un ospedale, è portatore di buonumore. Con il suo improbabile abbigliamento, il pacchiano trucco del viso, una serie di semplici giochini, un armamentario d’occasione e la battuta sempre pronta, questo personaggio non solo introduce la festosità in un ambiente difficile, ma fa della sua presenza una vera e propria terapia. In realtà oggi, dopo alcuni decenni dalla sua “creazione”, il clown di corsia non opera solo negli
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