Perché ho paura di scegliere?

Davanti allo smartphone sembra aprirsi un mondo di possibilità. Mi muovo in qua e in là, come in un viaggio lunghissimo che però non porta da nessuna parte. A fine giornata può restare addosso una grande stanchezza e, insieme, la frustrazione di non aver concluso nulla: ho camminato senza raggiungere alcun luogo.

È la stessa indecisione di un bambino in un negozio di giocattoli: può prendere ciò che vuole, ma non sa decidersi e diventa triste. Così può essere la vita: possibilità indefinite, attese altissime, relazioni da vivere, scelte da compiere, senza mai arrivare a una decisione effettiva.

Scegliere un’università, iniziare una relazione, lasciare casa, cambiare città, sposarsi, consacrarsi: decidere la direzione della propria vita. E subito arrivano le domande: “E se poi non mi trovassi bene?”. “E se tra un mese arrivasse un’occasione migliore?». «E se stessi rinunciando a qualcosa di più importante?”. La procrastinazione diventa un modo di essere.

Perché? Forse rimango schiavo di un’antica idolatria: un’idea perfetta, ma immaginaria, di me stesso, alla quale affido la realizzazione di tutte le mie aspettative. Ma quell’idea non sono io. Allo stesso modo, immagino che esista la decisione perfetta: senza rischi, errori o rimpianti. Ma quel momento non arriva mai.

Uno dei paradossi di questa epoca è proprio questo: abbiamo più libertà delle generazioni precedenti, ma spesso ci sentiamo meno liberi. Possiamo scegliere tutto, ma non riusciamo a scegliere qualcosa.

La Scrittura racconta la liberazione di Israele dall’Egitto e il cammino nel deserto. In poche settimane arrivano davanti alla Terra Promessa. Gli esploratori vedono bellezze e incognite, e il popolo decide di rimandare: vagherà quarant’anni senza meta. Quella generazione non entrerà. Quando ritroveranno la fiducia in Dio, Giosuè dirà: “Scegliete oggi chi volete servire” (Gs 24,15). Oggi, non domani. Non quando tutto sarà chiaro e sicuro.

Anche Gesù fa così quando chiama Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni: non offre garanzie, ma la sua amicizia e una vita bella. E loro “subito lo seguirono”. Ci saranno errori, paure, ripensamenti, ma il cammino verso la felicità è iniziato. Nessuna decisione importante sarà mai accompagnata da una certezza assoluta, ma alcune scelte conducono alla gioia. Nonostante tutto.

La storia della salvezza è piena di uomini e donne che hanno avuto paura, ma si sono fidati di Dio: Abramo, Mosè, i profeti. Ogni scelta porta con sé un po’ di incertezza. Chi aspetta di non avere più paura rischia di non partire mai. Chi si fida del Signore scopre che la sicurezza non è avere tutto sotto controllo, ma sapere di non camminare da soli.

Forse, allora, la domanda vera non è: “E se sbagliassi?”. Ma: “Chi voglio diventare attraverso questa scelta?”.
Le decisioni importanti non costruiscono solo il futuro. Costruiscono noi. E Dio continua a camminare accanto a chi trova il coraggio di mettersi in viaggio.
L'ECO di San Gabriele
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