Ombre di famiglia

di Tessa Hulls, traduzione di Martina Fermato,
Tunué, pp. 386, euro 34,90

Il titolo originale del memoir di Tessa Hulls è Feeding Ghosts, ovvero “fantasmi affamati”. Nella cultura cinese sono le anime di chi ha lasciato la terra senza aver compiuto il proprio destino. Quella “fame” allude dunque a un debito con la propria storia. I fantasmi evocati in questa autobiografia abitano la memoria di tre generazioni di donne. La prima è la nonna, Sun Yi, giornalista di Shanghai perseguitata dal nascente Partito comunista e infine sopraffatta da una grave malattia mentale. Poi c’è sua figlia Rose, svizzera da parte di padre e impegnata per tutta la vita a sostenere il declino della madre. Infine l’autrice stessa, americana e ultima erede di una tradizione culturale alla quale non sa se appartiene. Il racconto familiare si intreccia strettamente – soprattutto nella prima metà del volume – con la storia della Cina del Novecento, ripercorsa per sommi capi ma senza mai cedere alla semplificazione. Il tutto prende forma in tavole di grande forza visiva, dove la dimensione privata e quella storica si intrecciano con efficacia. Ombre di famiglia ha vinto il Premio Pulitzer: un riconoscimento che, quarant’anni dopo il Maus di Spiegelman, segna una nuova legittimazione del graphic novel (o libro a fumetti) tra le forme narrative più forti del nostro tempo.

L'ECO di San Gabriele
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