L’8 gennaio, a dieci anni dalla scomparsa di David Bowie, la Rai trasmetterà in prima serata Moonage Daydream: l’unico documentario autorizzato dagli eredi del cantautore inglese. Un viaggio esaltante nella sua vita. Tentare di ricostruire in un film una personalità sfaccettata, enigmatica e sfuggente per definizione come quella di David Bowie era un’impresa pressoché impossibile. Brett Morgen, già attivo nell’ambito del docu-music con i precedenti Kurt Cobain: Montage of Heck e Crossfire Hurricane (sui Rolling Stones), ha deciso allora di percorrere una strada radicalmente diversa: non un documentario, ma un’esperienza immersiva, un viaggio nella mente dell’Uomo che cadde sulla Terra, di colui che fu Ziggy Stardust, il Duca Bianco, il pierrot neoromantico di Ashes to Ashes, il rocker platinato di Let’s Dance, il detective cyber-industrial di Outside e mille altri volti ancora.
È Bowie stesso a guidare la mano di Morgen nell’esplorazione delle svariate forme d’arte sperimentate con voracità nel corso della sua vita: musica, cinema, danza, pittura, scultura, collage video e audio, sceneggiatura, recitazione e teatro dal vivo. Con una narrazione mai lineare, che procede in un flusso immaginifico e sperimentale per libere associazioni, nel solco di quella “fascinazione per un linguaggio artistico che si occupa di frammenti e caos” che il dandy londinese ha più volte ribadito: “Alla fine, se devo trovare in tutto quello che ho fatto una linea, è questa: riflettere il caos, tentare di ‘organizzarlo’”, chioserà nel lucido pensiero-testamento finale.
