Non scrivere di me

di Veronica Raimo,
ed. Einaudi, pp. 160, euro 18,00

“Non odiavo sentirmi vittima, odiavo non sapere cosa significasse esserlo davvero”. S. ha trentacinque anni, lavora in un bar e ha lasciato indietro le ambizioni letterarie della giovinezza, quando frequentava l’università e scriveva poesie per i passanti nelle strade di Roma. L’incontro con Dennis May, musicista e regista di fama internazionale, diventa la linea di frattura della sua esistenza: una storia che promette e distrugge, che nonostante il tempo fatica a cicatrizzare.

Veronica Raimo costruisce un romanzo in prima persona teso e frontale, senza compiacimenti. Nell’oggi in cui la violenza si diluisce nel rumore continuo delle immagini sugli schermi, la letteratura può restituirla alla sua dimensione concreta, feroce; scomoda, per chi si ostina a guardare altrove. Non c’è retorica, non c’è enfasi: solo una voce piana che scava e spolvera fino all’ultima pagina. Menzione doverosa per la freschezza dello stile, preciso e affilato come la sagacia ironica della protagonista.

L'ECO di San Gabriele
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