“Non pronuncerai falsa testimonianza”

L’ottavo comandamento parla delle condizioni giuridiche della vita. Nei tempi dell’Antico Testamento, le porte delle città, oltre a essere strutture difensive, fungevano da cuore della vita pubblica e, soprattutto, di quella giuridica di Israele. La testimonianza di due persone poteva decidere la vita o la morte (cf. Nm 35,30). Gesù ci insegna che la vera natura del diavolo è quella di far apparire il male come bene: “La donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” (Gn 3,6).

Nella tradizione cristiana, sulla scia di Sant’Agostino, “la menzogna, in sé, non costituisce che un peccato veniale; diventa mortale quando lede in modo grave le virtù della giustizia e della carità” (CCC 2484). Nei regimi totalitari, queste virtù spesso salvano la vita delle persone perseguitate. In contesti meno drammatici, la vita privata o la buona reputazione possono essere gravemente compromesse da una comunicazione. La discrezione e il rispetto, a volte, si manifestano nel semplice tacere: “Nessuno è tenuto a palesare la verità a chi non ha il diritto di conoscerla” (CCC 2489). Altre volte, invece, la prudente ma non facile unità tra carità e verità è il comportamento da seguire: “agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa” (Ef 4,15).

L'ECO di San Gabriele
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