NO, SÌ, POSSIBILE, PROBABILE…

By Gino Consorti
Pubblicato il 1 Febbraio 2019

cellulari e rischi per la salute

Il Tar del Lazio ha imposto ai ministeri competenti di informare i cittadini sulle corrette modalità d’uso. Ad oggi, però, permangono sospetti e non certezze tra esposizione a radiofrequenze e cancro…

Cellulari e rischi per la salute: inizia a muoversi qualcosa sul fronte dell’informazione. I ministeri dell’Ambiente, della Salute e dell’Istruzione, infatti, entro sei mesi al massimo, dovranno adottare una campagna informativa sulle corrette modalità d’uso di telefonini e cordless e sui rischi per la salute e per l’ambiente connessi a un loro uso improprio. L’ordine arriva dal Tar del Lazio che ha accolto parzialmente un ricorso proposto dall’Associazione per la Prevenzione e la Lotta all’Elettrosmog. Entrando nelle pieghe del provvedimento emesso dal Tribunale amministrativo regionale, che sicuramente si può definire innovativo, c’è da precisare che riguardo l’ipotesi di un eventuale collegamento cancro-uso del cellulare si fa riferimento a un precedente parere del Consiglio Superiore di Sanità risalente al 15 novembre 2011, nel quale si rilevava che “allo stato delle conoscenze scientifiche non è dimostrato alcun nesso di causalità tra esposizione e radiofrequenze e patologie tumorali”.Nello stesso tempo, però, si sottolineava che“l’ipotesi di un rapporto causale non possa essere del tutto escluso in relazione a un uso molto intenso del telefono cellulare.

Oggi, dunque, i giudici del Tar affermano che “l’Associazione abbia prodotto documenti tratti dalla letteratura scientifica dai quali emerge che l’utilizzo inadeguato dei telefoni cellulari e cordless, comportando l’esposizione di parti sensibili del corpo umano ai campi elettromagnetici, può avere effetti nocivi sulla salute umana, soprattutto riguardo ai soggetti più giovani e quindi più vulnerabili, potendo incidere negativamente sul loro sviluppo psico-fisico”. Naturalmente l’Associazione, costituita da soci volontari che credono fortemente nella necessità di tutelare la salute di tutti i cittadini, in particolare dei più giovani e degli elettrosensibili dagli effetti biologici e sanitari prodotti dall’inquinamento elettromagnetico, ha accolto il provvedimento con grande soddisfazione. Anche se, fanno sapere, si è vinta solo una battaglia, la “guerra” non è finita… L’arrivo infatti del 5G e delle problematiche che l’esposizione alla sue frequenze comporterà deve far tenere la guardia sempre alta.

Per completezza d’informazione è bene ricordare che l’ipotesi di un legame tra l’uso di cellulari e i tumori celebrali da circa vent’anni è sotto la lente d’ingrandimento di numerose ricerche scientifiche, sia nell’uomo, sia nelle cavie, ma gli esiti non hanno fornito evidenze conclusive. Nel 2011, però, i campi elettromagnetici sono stati inserti nell’elenco dei possibili cancerogeni dall’Organizzazione mondiale della sanità. Un appello internazionale degli scienziati chiedeva protezione all’esposizione ai campi elettromagnetici non ionizzanti (EMF). “Numerose pubblicazioni scientifiche recenti – recitava il documento – hanno mostrato che i campi influiscono gli organismi viventi a livelli ben inferiori a molte linee guida sia nazionali che internazionali. Gli effetti includono l’aumentato rischio di tumori, lo stress cellulare, l’aumento di radicali liberi dannosi, danno genetico, modifiche strutturali e funzionali del sistema riproduttivo, deficit di apprendimento e di memoria, disturbi neurologici, e impatti negativi sul generale benessere degli esseri umani. Il danno va molto oltre la razza umana, visto che ci sono sempre più in aumento le prove degli effetti dannosi sia sulla vita delle piante che su quella degli animali. Queste scoperte giustificano il nostro appello alle Nazioni Unite e, a tutti gli stati membri nel mondo, per incoraggiare l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) a esercitare una forte leadership nella promozione dello sviluppo di linee guida più protettive nei confronti dei EMF, incoraggiando misure precauzionali, ed educando il pubblico riguardo ai rischi per la salute, particolarmente al rischio per lo sviluppo dei bambini e del feto”.

Insomma, i campi elettromagnetici a radiofrequenza sono stati classificati dagli scienziati come possibilmente e non probabilmente cancerogeni per gli esseri umani, tantomeno cancerogeni certi. Due avverbi che sembrano identici ma che di fatto marcano una differenza. Insomma, il punto interrogativo su cellulari e rischi per la salute resta necessario… Nel frattempo, in attesa di nuove ricerche dagli esiti certi e inconfutabili, gli esperti consigliano tanto buon senso. Ad esempio l’uso degli auricolari deve diventare un accorgimento indispensabile, oppure il vivavoce che consente allontanare l’antenna del cellulare dalla testa riducendo notevolmente l’esposizione.

Inoltre, sempre a scopo preventivo, grande attenzione dovrebbe essere riservata anche all’esposizione dei dispositivi mediali nell’infanzia. Secondo l’American Academy of Pediatrics e le linee guida dei colleghi australiani si consiglia di non utilizzarli:

Nei bambini sotto i 2 anni di età;

durante i pasti;

Almeno per 1 ora prima di coricarsi;

In caso di programmi ad alto ritmo,

app con contenuti violenti;

Come un ciuccio per mantenere i bambini tranquilli nei luoghi pubblici.

Si suggerisce, inoltre, di limitare l’esposizione ai media:

 A meno di 1 ora al giorno nei bambini di età Compresa tra 2 e 5 anni;

A meno di 2 ore al giorno nei bambini di età Compresa tra 5-8 anni;

Solo in presenza di un adulto.  Un ultimo dato su cui riflettere: uno studio recente afferma che tra i bambini di età compresa tra 1 e 4 anni, la presenza di un televisore in camera da letto è associata a una qualità del sonno significativamente ridotta, a terrori notturni, incubi e a parlare nel sonno

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