Nuove prospettive per la diagnosi precoce della schizofrenia si aprono grazie alla scoperta nel sangue di due spie di questo disturbo psichiatrico. Si tratta di due amminoacidi, i mattoncini che costituiscono le proteine, le cui concentrazioni cambiano in quelle persone che devono ancora sviluppare la malattia.
Lo evidenzia uno studio italiano guidato da Ceinge Biotecnologie Avanzate Franco Salvatore di Napoli e università Aldo Moro di Bari, con la collaborazione di Azienda ospedaliero-universitaria consorziale policlinico di Bari, università Federico II di Napoli, Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e università Luigi Vanvitelli della Campania.
