MISSIONE DELLA CHIESA E MISTERO TRINITARIO

CINQUANT’ANNI DI CONCILIO
By Carlo Ghidelli
Pubblicato il 2 Gennaio 2016

1. Il disegno del Padre

 Questo disegno scaturisce dall’amore fontale, cioè dalla carità di Dio Padre che, essendo il principio senza principio, da cui il Figlio è generato e lo Spirito Santo attraverso il Figlio procede, per la sua immensa e misericordiosa benignità… e piacque a Dio chiamare gli uomini alla partecipazione della sua vita non solo a uno a uno, senza alcuna mutua connessione, ma riunirli in un popolo, nel quale i suoi figli che erano dispersi si raccogliessero in unità» (AG 9).

Non siamo dinanzi a una semplice teoria, che ci vorrebbe astrarre dalla nostra realtà per immetterci nella stratosfera della vita trinitaria, ma ci sentiamo interpellati personalmente e comunitariamente da un Dio che ci ama fino alla follia e che per amore si è fatto simile a noi in tutto, fuorché nel peccato.

Quando si parla di missione e di missionarietà della chiesa non possiamo dimenticare la duplice missione che è partita dal cuore del Padre: la missione del Figlio suo e la missione dello Spirito Santo. Se non teniamo presente questa origine della missione della chiesa rischiamo di partire con il piede sbagliato.

 

2. La missione del Figlio

 “Dio, al fine di stabilire la pace e la comunione con sé, decise di entrare in modo nuovo e definitivo nella storia degli uomini inviando il Figlio suo”. I padri conciliari hanno desiderato richiamare alla nostra attenzione esattamente la storia di Gesù di Nazareth, quella che noi abbiamo imparato a conoscere fin dagli anni del nostro catechismo e che la chiesa ci ripropone secondo i ritmi dell’anno liturgico.

Il Figlio eterno del Padre è stato inviato nel mondo quale autentico mediatore tra Dio e gli uomini, è questa la funzione principale del Figlio di Dio fatto uomo: egli si pone e sta tra Dio e noi, tra noi e Dio per portare a noi i doni di Dio e per presentare a Dio le nostre richieste.

Per realizzare questo progetto del Padre, Gesù “per noi pur essendo ricco, si è fatto povero per arricchirci della sua povertà”. Questo – ribadiscono i padri conciliari- è il servizio che Gesù è venuto a prestare sulla terra: un servizio che lo ha portato a dare la sua vita in  riscatto per molti, cioè per tutti.

 

3. Missione dello Spirito Santo

 “Per realizzare questo progetto, Cristo inviò da parte del Padre lo Spirito Santo. Indubbiamente lo Spirito Santo operava nel mondo già prima che Cristo fosse glorificato. Dalla Pentecoste cominciarono gli Atti degli apostoli. In poche battute i padri conciliari ci offrono le grandi linee di quella storia che abbraccia l’antico e il nuovo testamento e ci fanno intendere che se vogliamo leggere con frutto questa storia la dobbiamo leggere e interpretare alla luce della Pentecoste.

E poi, per completare il loro pensiero, i padri conciliari affermano:Lo Spirito Santo infonde nel cuore dei fedeli quello stesso spirito della missione, dal quale era stato spinto Gesù stesso”. È da qui che nasce quella spiritualità missionaria che, oggi soprattutto dopo e per merito del Vaticano II, sta animando e ringiovanendo le nostre comunità parrocchiali.

Se è vero che la missione dello Spirito Santo continua oggi nella missione della chiesa, rimane però sempre vero che “talvolta lo Spirito previene visibilmente l’azione apostolica, come incessantemente in vari modi l’accompagna e dirige”.

 

La grande novità

 Non sono poche le novità che il concilio Vaticano II ha cercato di regalarci: tra queste, a mio avviso, una delle più belle e importanti è quella che riguarda il modo nuovo di pensare la missione. Prima lo stesso termine sembrava indissolubilmente legato al fatto di partire e raggiungere paesi lontani; ora invece i padri conciliari sono riusciti a immettere nella nostra coscienza credente la convinzione che la missionarietà non è l’esclusiva di pochi ma la qualità di tutti i battezzati.

Parole di papa Francesco

 Lo Spirito Santo è l’anima della missione. Quanto avvenuto a Gerusalemme quasi duemila anni fa non è un fatto lontano da noi, è un fatto che ci raggiunge, che si fa esperienza viva in ciascuno di noi. La Pentecoste del cenacolo di Gerusalemme è l’inizio, un inizio che si prolunga.

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