S’intitola così l’atto d’amore che la moglie Maura e le due figlie, Chiara e Simona, hanno dedicato a Marino Marano, detto Nino, stimato professionista di Chiarino, una piccola frazione di Tossicia, in provincia di Teramo, scomparso il giorno di Pasqua di un anno fa, a 64 anni. È un libricino di poche pagine e qualche foto che testimoniano il grande amore di Nino per la caccia, in particolare per la coturnice, compagna selvatica che inseguiva insieme agli amici lassù, dove la terra si fa roccia e si confonde con il cielo.
Appunti che rappresentano stupendi frammenti di vita, quella trascorsa sulle altezze dove il tempo è scandito dal vento e dal silenzio. Commovente l’ultima pagina, dove la voce di Nino, ormai segnata dalla malattia, diventa una preghiera sussurrata. Il desiderio è quello di poter ascoltare per un’ultima volta il canto della coturnice, nello splendido scenario di San Pietro della Jenca, un borgo situato a 1.166 metri, in territorio aquilano, dove sorge la chiesa di San Pietro della Ienca, nota come il santuario di Giovanni Paolo II.
“Dovrò aspettarvi – scrive Nino – sperando che l’ultimo canto arrivi il più tardi possibile e nelle condizioni migliori di salute”. Era il 26 febbraio 2025. Cinquantatré giorni dopo, però, il terribile male l’avrà vinta. Ma solo sul corpo. Il piccolo scritto, infatti, si chiude con la foto di una splendida alba, scattata da Nino durante una battuta di caccia. Quel chiarore, memoria del suo vissuto, continuerà, giorno dopo giorno, a essere ricordo e testimonianza. GinCo
