di Annunzio D’Ignazio, Youcanprint,
pp. 238, euro 17,00
L’opera sfugge a una definizione unica: è romanzo d’avventura per ritmo e colpi di scena, storico per i continui rimandi al passato di Casoli di Atri e ai suoi celebri murales nati da un’estemporanea di pittura che trasformò il borgo in una pinacoteca all’aperto. È anche thriller, perché molte vicende restano immerse nel mistero, con un epilogo segnato da cinismo e insabbiamenti; e fantastico, poiché personaggi e fatti sono frutto dell’immaginazione dell’autore, pur con qualche eco autobiografica. La narrazione alterna presente e passato senza cesure nette, creando talvolta smarrimento ma anche un forte legame con la memoria. Al centro c’è un Capitano, già assistente universitario, richiamato nel paese d’origine per una missione riservata. Cresciuto dagli zii dopo la morte dei genitori, ha studiato con sacrificio e scelto la carriera militare “non per soldi ma per noia”, scelta di cui finirà per pentirsi. Non mancano riferimenti politici – Zio Luigi comunista, Zio Bì ex fascista – né riflessioni dure sulla storia, come il paragone tra il Doc e Mengele che suscita indignazione. Il romanzo restituisce infine l’atmosfera dei piccoli paesi, con figure cardine come il sindaco, il parroco, il maresciallo e il medico. Un libro intenso, da leggere con attenzione e spirito critico.
