Quindici anni fa la catastrofe di Fukushima
Un’immane catastrofe si scatena dal profondo del mare e mette in ginocchio il Giappone. Il rischio di contaminazione atomica getta un’ombra pesante sul futuro della terza potenza economica mondiale e rimette in discussione le scelte energetiche di molti Paesi. Alle 14:46 di venerdì 11 marzo 2011 la terra trema per tre interminabili minuti, sei nelle zone più vicine all’epicentro, situato a 24 km di profondità nell’Oceano Pacifico. I sismografi registrano una magnitudo 9.0, mai rilevata prima in quell’area, già colpita in passato da terremoti devastanti. A Tokyo i grattacieli oscillano e la popolazione si riversa in strada nel panico.
La distanza dall’epicentro evita che intere città vengano rase al suolo dalla prima scossa e dalle successive, comprese tra 7.0 e 7.4. Ma il peggio deve ancora arrivare, soprattutto per le coste nord-orientali. Dal fondale si genera un’onda anomala che supera i 10 metri e in pochi minuti travolge Fukushima, Miyagi, Tohoku, Ibaraki, Sendai e Iwate. L’allerta salva migliaia di persone, ma molte non riescono a sfuggire alla furia dell’acqua. Una nave e due treni vengono inghiottiti; uno dei convogli sarà ritrovato due giorni dopo con 70 sopravvissuti. A Fujinuma il crollo di una diga libera un torrente d’acqua che cancella la città di Sukagawa. Le coste del Pacifico vengono subito allertate, memori del maremoto del 2004. Le prime immagini diffuse dalla BBC mostrano la portata apocalittica del disastro. Le comunicazioni crollano: aeroporti e ferrovie chiusi, metà del Paese senza elettricità e collegamenti telefonici.
Intanto un nuovo incubo prende forma: negli impianti nucleari di Onagawa, in fiamme, e di Fukushima si registrano cedimenti dovuti alla rottura di una diga. Temendo fughe radioattive, le autorità ordinano l’evacuazione dei centri abitati vicini, pur cercando di rassicurare sulla tenuta delle centrali. Nei giorni successivi emerge un quadro inquietante: nei reattori 1, 2 e 3 di Fukushima si è verificata la fusione del nocciolo, causata dal blackout dei sistemi di raffreddamento.
L’incubo nucleare riapre ferite profonde nella memoria collettiva, ancora segnata da Hiroshima e Nagasaki. Quasi un anno dopo il pericolo viene dichiarato rientrato, mentre il governo stima in 40 anni il tempo necessario per lo smantellamento della centrale, avviato nel 2013. Nel frattempo molti Paesi rivalutano l’opportunità di investire nel nucleare, tra rischi e costi ambientali. Il bilancio ufficiale è drammatico: 15.703 morti, 4.647 dispersi e 5.314 feriti. I danni materiali e ambientali sono incalcolabili e il Giappone chiede aiuto alla comunità internazionale. Uno studio successivo rivela che il sisma ha spostato l’asse terrestre e le coste giapponesi di 4 metri verso est, con profonde ripercussioni sul fondale marino.
(Almanacco)
