LO SGUARDO DELL’AMORE

By carmine arice
Pubblicato il 2 Marzo 2020

Carissimi lettori, il 23 maggio 1857 il confratel Gabriele dell’Addolorata scrive da Morrovalle al suo carissimo papà esprimendo la gioia di essere a servizio di Dio e della Santa Vergine. In una bellissima e lunga lettera il giovane novizio dice di sperimentare una pienezza di vita tale da sentire i giorni e i mesi passare rapidissimi. E commenta: “Oh, come a tal pensiero ogni cosa benché all’apparenza sembri amara, diventa piacevole e desiderabile”. Mi sembra di sentire l’eco delle parole del suo illustre concittadino, san Francesco d’Assisi, quando ripeteva: “Tanto il bene che mi aspetto che ogni pena m’è diletto”. Affinità spirituali degli amici di Dio!

Ebbene, in queste poche parole ci sono numerosi spunti che possono essere utili alla nostra riflessione: ne sottolineo qualcuno. Anzitutto la testimonianza di una gioiosa amicizia con il Signore capace di saziare il cuore di chi lo ama: di cosa si tratta? Di un privilegio riservato a pochi? Oppure di una grazia straordinaria riservata ad anime buone e sante ma negata a poveri peccatori come sono io e magari anche la maggioranza di chi mi sta leggendo? Nulla di tutto questo perché Dio non conosce figli e figliastri e dona tutto a tutti; piuttosto si tratta della nostra capacità di accogliere i doni spirituali che Dio ci elargisce e che producono effetti diversi a seconda della generosità del nostro amore per lui, dell’intensità della nostra preghiera, della carità operosa vissuta spinti dall’amore di Cristo. San Gabriele, insomma, ci sta dicendo che, se avremo il coraggio di “arrenderci a Dio” e di vivere il Vangelo nelle situazioni più ordinarie, se avremo la lungimiranza di far illuminare ogni tratto della nostra vita dalla sapienza che viene dall’alto, allora la nostra esistenza avrà un tale gusto che le giornate, per quanto difficili, scoreranno veloci e piene di significato.

Attenti però: i nostri santi non ci dicono che se amiamo davvero il Signore tutto sarà facile e senza difficoltà, anzi, a volte sembra proprio che essere discepoli del Signore significhi complicarsi la vita. Pensiamo ai martiri che per “il gusto” di non tradire il Signore versano il loro sangue; pensiamo a quanti portano luce là dove c’è la tenebra della corruzione, dell’egoismo, dello scarto di vite umane fragili, quali lotte devono affrontare. Diventa piacevole e desiderabile la vita intrisa di Vangelo perché ci aiuta a vedere ogni cosa in un tale disegno di amore e di salvezza da sperimentare davvero la sua Provvidenza divina. Gli amici di Dio lo sanno e sovente lo sperimentano che, in circostanze dolorose, quello che subito non si comprende, lo si capisce nel tempo. In Dio non c’è malasorte ma solo vita, grazia e misericordia.

In questo tempo di quaresima chiediamo al Signore l’aiuto di saper guardare le inevitabili difficoltà che incontreremo non solo come occasione di sofferenza e di fatica ma anche come possibilità di vita accolta, donata e offerta. Non solo: se siamo onesti dobbiamo ammettere che il cammino di conversione per fare di noi creature nuove, che amano Dio e i fratelli senza esitazione, ha il suo prezzo; morire al peccato non è sempre così facile. Bene quando ci accorgiamo che la vita del Vangelo è un po’ esigente, è proprio quello il momento di dire con san Gabriele dell’Addolorata: “ogni cosa benché all’apparenza sembri amara, diventa piacevole e desiderabile”. È questo lo sguardo d’amore del discepolo di Gesù!

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