LIBERTÀ DI STUDIARE

nel penitenziario di Rebibbia
By Marta Rossi
Pubblicato il 1 Marzo 2014

SI CHIAMA COSÌ IL PROGETTO PROMOSSO DALL’OMONIMA ASSOCIAZIONE CHE CONSENTE AI DETENUTI DI LAUREARSI ALL’UNIVERSITÀ LA SAPIENZA DI ROMA GRAZIE ALL’IMPEGNO DI UN GRUPPO DI VOLONTARI TRA DOCENTI, AVVOCATI E TUTOR. Anche in carcere si può avere una seconda possibilità, si può scegliere di cambiare vita o di provare a intraprenderne una migliore di quella precedente: nel penitenziario di Rebibbia, a Roma, questa possibilità ai detenuti viene data grazie al progetto Libertà di studiare promosso dalla medesima associazione. I detenuti possono studiare e laurearsi all’università La Sapienza di Roma grazie all’impegno di un gruppo di volontari tra docenti, avvocati e tutor.

“Nonostante il riconoscimento ormai unanime della valenza dello studio nel percorso di reinserimento dei condannati – spiega Giovanni Iacomini, docente di diritto della scuola superiore di Rebibbia e referente del progetto – anche per abbattere il tasso di recidiva dei reati, la scuola in carcere è ancora una realtà piuttosto contrastata e i corsi di studi sono pieni di difficoltà”.

Il progetto nasce per la prima volta nell’anno accademico 2009 / 2010 con cinque studenti- detenuti che decidono di iscriversi alla facoltà di Giurisprudenza dell’università La Sapienza dove trovano supporto in altrettanti laureati in legge che, a titolo volontario, con cadenza settimanale entrano nell’istituto penitenziario per impartire le lezioni e occuparsi delle pratiche burocratico  amministrative all’ateneo. Nell’anno accademico successivo i detenuti che vogliono iscriversi all’università diventano undici, ma sale anche il numero di volontari che arriva a dieci ragazzi freschi di laurea. Nel 2011 / 2012 si coinvolgono nell’iniziativa sedici studenti-detenuti e venticinque volontari esterni in funzione di sostegno alla didattica ai quali si aggiungono anche alcuni professori ordinari. Nell’anno accademico 2012 / 2013 il progetto raggiunge i venticinque studenti – detenuti mentre dall’esterno la squadra dei tutor, tra studenti e docenti, è formata da quaranta persone. Quest’anno ci sono una trentina di studenti detenuti, ai quali si aggiungono cinque  studenti esterni ammessi alle misure alternative al carcere supportati da cinquanta tutors.

I numeri, finora, raccontano di un progetto che riscuote successo sia all’interno del carcere che all’università nel reclutamento di tutors volontari, siano essi studenti o docenti: 32 studenti-detenuti coinvolti nel progetto; cinquanta tutors impegnati nella didattica; mille ore di lezione impartite; 142 esami individuali sostenuti e superati; una laurea conseguita.

“Conseguire la laurea è un’impresa difficile  – spiega ancora Iacomini – proprio per l’impossibilità di seguire le lezioni e mantenere i rapporti con le segreterie e gli uffici dell’università. Per una concomitanza favorevole, assai rara in questi tempi di crisi, si è creata una sinergia positiva: da un lato ci sono la direzione, il comando di Polizia penitenziaria e tutto lo staff dell’area educativa e trattamentale della casa di reclusione, che mettono a disposizione, oltre ai loro servizi, gli spazi e i mezzi materiali, un’aula attrezzata con computer collegati in rete a quello della cattedra, lavagna e schermo proiezioni; dall’esterno opera l’associazione Libertà di studiare, che fornisce un qualificato pool di avvocati, ex magistrati, docenti universitari, tra cui il presidente e gli studenti della scuola forense, che terranno le lezioni e faranno attività di tutoraggio”. Iacomini è il collegamento tra gli studenti e il mondo esterno: il progetto prevede che anche i più meritevoli tra gli studenti detenuti dei suoi corsi potranno unirsi ai sette iscritti alla facoltà di Giurisprudenza e seguire come auditori le lezioni di livello universitario.

Il traguardo principale del progetto è la laurea. E questo è un obiettivo alla portata di chi ha davanti a sé un congruo numero di anni da trascorrere in detenzione per completare il ciclo di studi. Per chi invece non ha davanti un numero di anni sufficiente a completare il percorso di studi, le tappe del progetto sono semestrali: insieme ai tutors si decide quali esami affrontare e si preparano le materie da dare.

Come spiega l’associazione Libertà di studiare, “la finalità ispiratrice della partecipazione al progetto, per alcuni di noi, non è legata necessariamente al traguardo della laurea. Meta propedeutica e complementare è la creazione di un ambiente orientato al confronto, fecondo per le idee, inclusivo e che, possibilmente, produca esternalità positive nei confronti della comunità intramuraria. A noi importano esclusivamente le persone, la loro serietà e l’impegno col quale affrontano lo studio. Proprio quel particolare legame che si crea tra gli studenti, i quali spontaneamente decidono di impegnarsi nell’iniziativa, dà vita a una sorta di obbligo morale vicendevole e a una sana competizione garanti, entrambi, del successo del progetto. Inoltre, la vocazione ad aggregare le persone, ci spinge ad incrementare il numero degli studenti iscritti in vista dei prossimi anni accademici. Il gran numero di persone detenute nell’istituto di Rebibbia permette di ipotizzare l’aumento quasi certo di partecipanti al progetto”.

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