LE LINEE GUIDA DI PAPA FRANCESCO

esortazione apostolica Evangelii gaudium
By Gianni Di Santo
Pubblicato il 1 Marzo 2014

UN BELLISSIMO SALMO SOCIALE DA LEGGERE, GUSTARE, FAR GIRARE NELLE PARROCCHIE, NELLE SCUOLE, TRA LE FAMIGLIE. LA CHIESA DI FRANCESCO È UNA CHIESA “IN USCITA”, È LA COMUNITÀ DI DISCEPOLI MISSIONARI CHE PRENDONO L’INIZIATIVA, CHE SI COINVOLGONO, CHE ACCOMPAGNANO, CHE FRUTTIFICANO E FESTEGGIANO Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in costante atteggiamento di ’uscita’ e favorisca così la risposta positiva di tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo II ai vescovi dell’Oceania, ogni rinnovamento nella chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie d’introversione ecclesiale”. Con queste parole, scritte nero su bianco da papa Francesco nella sua esortazione apostolica Evangelii gaudium, la chiesa universale ridisegna le tappe di una missione ad gentes attraverso la gioia dell’annuncio. La buona notizia, oggi, con Francesco, è gioia e speranza, dialogo con l’uomo, con chi non crede, chi è lontano, chi è povero, chi è in difficoltà.

Una rivoluzione, teologica e pastorale, per non dire ecclesiale, se non fosse che a pronunciare queste parole e a incarnarle con gesti e segni, sia proprio lui, Francesco, il vescovo di Roma che si è messo in testa di riformare la chiesa e abbracciare il mondo immerso in una globalizzazione che non risparmia più nessuno.

Un’esortazione, la Evangelii gaudium, che è più di un consiglio dottrinale rivolto ai fedeli cattolici. Nonostante i “resistenti” a Francesco si ostinino a dire che un’esortazione non ha il valore di un’enciclica, l’Evangelii gaudium ha il fascino di un vero e proprio programma di pontificato messo per iscritto.

L’Evangelii gaudium è un po’ lunga. Ma si legge volentieri, e affascina il lettore. Francesco mette subito in chiaro i confini ecclesiali dell’esortazione: la riforma della chiesa in uscita missionaria, le tentazioni degli operatori pastorali, la chiesa intesa come la totalità del popolo di Dio che evangelizza, l’omelia e la sua preparazione, l’inclusione sociale dei poveri, la pace e il dialogo sociale, le motivazioni spirituali per l’impegno missionario. E basta scorrere le pagine per gustarne i consigli pastorali, le sottolineature teologiche, talvolta i rimbrotti amorevoli ma concreti riservati agli uomini di chiesa. Però, e questo è il punto fondamentale, in questa esortazione è facile vedere il tratto evangelico dell’uomo che ha scelto di chiamarsi Francesco.

C’è tutto un anno di pontificato racchiuso nelle circa duecento paginette. Si respira l’eco della mano tesa ai pescatori e agli isolani di Lampedusa, si trova la rabbia per dignità del lavoro rivolta agli operai di Cagliari, si vede il suo inginocchiarsi a lavare i piedi di una donna carcerata e musulmana, si coglie il sorriso povero di un uomo e pastore del sud e dei sud del mondo, si immagina perfino l’arcivescovo Konrad Krajewski (padre Corrado), l’elemosiniere del papa, che elargisce euro ai poveri che popolano la sera il colonnato di San Pietro.

C’è la mano che dà, e il sorriso che dona sollievo e misericordia. Rivolto a tutti, credenti, anche ai tiepidi o non praticanti. Ci sono cristiani che sembrano avere uno stile di quaresima senza pasqua, scrive il papa. Vero. “Però riconosco – scrive il papa – che la gioia non si vive allo stesso modo in tutte la tappe e circostanze della vita, a volte molto dure. Si adatta e si trasforma, e sempre rimane almeno come uno spiraglio di luce che nasce dalla certezza personale di essere infinitamente amato, al di là di tutto. Capisco le persone che inclinano alla tristezza per le gravi difficoltà che devono patire, però poco alla volta bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie”.

Un’esortazione bellissima. Un salmo sociale da leggere, gustare, far girare nelle parrocchie, nelle scuole, tra le famiglie. La chiesa di Francesco è una chiesa “in uscita”, è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano. La chiesa in uscita fa il primo passo, prende l’iniziativa senza paura, va incontro, cerca i lontani e arriva agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. “Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del padre e la sua forza diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la chiesa sa ’coinvolgersi’. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli altri per lavarli. Ma subito dopo dice ai discepoli: Sarete beati se farete questo (Gv 13,17)”.

Francesco insiste molto sulla comunità evangelizzatrice, una comunità dal volto sorridente e accogliente, che celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo avanti nell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene.

Sebbene l’esortazione si soffermi molto sulla centralità delle parrocchie, c’è perfino un capitolo che dà consigli su come un pastore dovrebbe preparare e dire l’omelia, è sullo stile della comunità accogliente che Francesco pone la sua attenzione. Uno stile “in uscita”, che sappia impregnarsi più dell’odore delle pecore che degli spifferi dei sacri palazzi o delle sagrestie paesane, accompagnato sempre da una docilità d’animo e una sobrietà dello spirito che rende il cristiano forte, lieto, annunciatore di buona speranza.

Evangelizzatori con spirito: li chiama così Francesco. Evangelizzatori della “buona battaglia”, che pregano e lavorano. “Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Tali proposte parziali e disgreganti raggiungono solo piccoli gruppi e non hanno una forza di ampia penetrazione, perché mutilano il vangelo”.

Nella vigna di Francesco c’è spazio per la misericordia e la tenerezza, ma si coltiva la sobrietà e la carità, la fortezza e il sorriso. È la nuova rivoluzione di questo papa venuto da lontano. Nulla è come prima nella chiesa di Francesco. E se qualche pastore non se ne è ancora accorto, è meglio che migliori la sua attenzione ecclesiale e pastorale: siamo solo all’inizio.

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