Alto un metro e novantacinque, magro, con un fisico ben curato grazie allo sport. Dorindo Mancinelli ci dice: “Pratico il torball, il calcio per i ciechi. Milito nella compagine aquilana del presidente Antonio Rotondi. Sono anche consigliere dell’Unione Italiana Ciechi dell’Aquila”.
Dorindo non è nato non vedente: “Il mio cervello sempre mi regala la vita fino ai diciotto anni, quando mi ammalai”. Gli chiedo: è stata dura poi? “No. Tu non devi vivere pensando a quello che eri, ma aspirando sempre a essere migliore”.
Il giovanottone frequentava il Conservatorio de L’Aquila: “Stavo studiando come suonare al meglio i fiati. Ti ho detto che miro a superare le barriere: infatti sono tornato a studiare con il maestro Paolo Alfano, che tra l’altro è un grande motivatore e un eccelso musicista. Suono in una band, tutti amici, il sassofono, e ho ripreso in mano il clarinetto, con il quale mi sono esibito all’Aquila accanto ai ‘Clarinettisti in coro’, cinque ragazzi di sedici–diciassette anni”.
