Il Giubileo entra in carcere con le “Porte della Speranza”
Attraversare una porta che si chiude alle nostre spalle ma che può anche aprirsi davanti ai nostri occhi e davanti a un nuovo scenario. Ed è questa duplice immagine che spesso accompagna chi è costretto in un carcere. Si parla di detenzione rieducativa ma spesso l’isolamento carcerario è tutt’altro. Il nemico è il tempo, così dilatato e paradossalmente fermo anche se le attività sono sempre più numerose e consentono di recuperare ad esempio gli studi.
Si deve e si può fare di più e proprio ai detenuti è destinato il progetto internazionale “Porte della Speranza”, promosso dalla promossa dalla Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis del dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede e realizzata dal comitato Giubileo Cultura Educazione e da Rampello & Partners. È prevista l’installazione, all’esterno degli istituti penitenziari, di un ingresso artistico che nascerà dalla collaborazione tra la comunità penitenziaria e una grande personalità del mondo della cultura.
Al momento sono previste dieci porte artistiche (8 in Italia e 2 in Portogallo) ma il progetto sarà probabilmente allargato ad altri Istituti. Una iniziativa questa che ha trovato ispirazione dall’apertura di una Porta Santa nel carcere di Rebibbia all’apertura dell’Anno Santo.
Gli interpreti, in accordo con la direzione delle carceri, entreranno in dialogo con i detenuti e tutta la comunità carceraria, lasciandosi così coinvolgere dalla realtà visitata che poi ospiterà l’opera, per tradurre in forma artistica la propria visione. Le opere saranno realizzate in alcuni materiali specifici – metallo, pietra e legno – elementi che evocano sacrificio, alcuni simboli della fede, la possibilità di rigenerazione. Ogni fase del progetto – dagli incontri nei penitenziari, alla progettazione e costruzione delle opere – verrà documentata con un film per la regia di Giuseppe Carrieri.
