Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore (Mt 6,19-21).
I Vangeli affrontano spesso il rapporto tra ricchezza, salvezza e vita cristiana. Il brano citato sull’accumulo dei tesori terreni suggerisce che tali beni non portano frutto duraturo né orientano rettamente il cammino della vita, come mostra il paragone tra il tesoro e il cuore.
Nella parabola di Lazzaro e del ricco epulone, durante la vita sarebbe stato possibile instaurare un rapporto di solidarietà, poiché Lazzaro stava alla porta (cf. Lc 16,20); dopo la morte, invece, “è stato fissato un grande abisso” (Lc 16,26). La mancata generosità distrugge la comunione e genera solitudini dolorose. Non è la ricchezza in sé a essere cattiva, ma l’indifferenza, il passare oltre. Per questo “è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Lc 18,25).
Dietro queste verità bibliche si cela il comportamento consumista, che rappresenta un’inversione tra mezzi e fini. “Quando non si riconosce il valore e la grandezza della persona in sé stessa e nell’altro, l’uomo, di fatto, si priva della possibilità di fruire della propria umanità e di entrare in quella relazione di solidarietà e di comunione con gli altri uomini, per cui Dio lo ha creato” (Giovanni Paolo II, Centesimus annus, 41). I beni materiali non devono mai essere assolutizzati, ma garantire una vita dignitosa e rendere possibili relazioni fraterne di mutua stima. “È importante accogliere un antico insegnamento, presente in diverse tradizioni religiose e anche nella Bibbia. Si tratta della convinzione che meno è di più” (Francesco, Laudato si’, 222).
