La scarsità idrica diventa strutturale

Proposti da Coldiretti 19 nuovi invasi antisiccità

I dati dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale (Aubac) non lasciano spazio all’ottimismo: nel distretto la scarsità idrica è ormai “una tendenza strutturale e non più una sequenza di eventi eccezionali”. Le precipitazioni, sempre più irregolari a causa della mutazione climatica, non garantiscono più quei rovesci continui e persistenti che alimentano le falde. Negli ultimi sei anni si registra un deficit dell’8% delle risorse idriche, con razionamenti estivi notturni tra le province di Fermo e Ascoli Piceno. Situazione simile nel pesarese, dove si ricorre all’attivazione di pozzi integrativi nelle aree di Cagli e Fossombrone per compensare le carenze dell’acquedotto del Nerone. I valori più critici riguardano i bacini dei fiumi Potenza e Chienti.

L’inverno 2025/2026 ha portato precipitazioni più abbondanti rispetto agli anni precedenti, ma distribuite in modo disomogeneo: novembre ha segnato un +16% rispetto alla media climatologica, mentre dicembre ha registrato un -59%. Le sorgenti di Gorgovivo, Foce e Pescara, nel bimestre, risultano ancora molto inferiori ai livelli pre-sisma 2016, rendendo necessario il ricorso ai pozzi integrativi. A febbraio e marzo la situazione è apparsa più favorevole, ma sarà l’estate a determinare un quadro più chiaro. L’Osservatorio “Serpieri” dell’università di Urbino ricorda che l’inverno appena concluso è tra i dieci più caldi dal 1850. Il segretario generale dell’Aubac, Marco Casini, avverte: “Due mesi di piogge abbondanti non colmano sei anni di deficit accumulato”. Da qui la necessità di un monitoraggio integrato di precipitazioni, temperature, livelli delle falde e indici di evapotraspirazione, base per politiche idriche adeguate alla nuova normalità climatica.

Nel 2025 le precipitazioni medie del bacino dell’Italia centrale si sono attestate a -12,5% rispetto alla norma storica, con deficit più marcati in Abruzzo e nelle Marche (-15%). Anche la neve, serbatoio stagionale fondamentale per falde e corsi d’acqua estivi, è risultata inferiore all’81% della media, dopo l’83% del 2024.

Nelle Marche la Regione, insieme a Coldiretti, sta studiando un piano per realizzare 19 nuovi invasi artificiali e migliorare quelli esistenti, così da aumentare la capacità di trattenimento e stoccaggio dell’acqua. Sono stati inoltre stanziati dieci milioni di euro per la modernizzazione delle strutture irrigue. Le priorità indicate da Maria Letizia Gardoni, presidente regionale di Coldiretti, riguardano l’aumento della capienza dei laghi di Cingoli, Mercatale di Sassocorvaro e Gerosa, il miglioramento dei reticolati irrigui minori (20 mila km) e l’ampliamento delle condutture dagli attuali 60 mila ettari a 80-100 mila. Si auspica anche una maggiore diffusione dell’irrigazione a goccia e la scelta di colture meno idroesigenti. La Regione punta infine a ridurre la dispersione idrica dal 36% al 23%, anche attraverso la digitalizzazione della rete.

L'ECO di San Gabriele
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