Ma come è possibile? Come esprimere gratitudine se la vita non si svolge secondo i programmi e i desideri? Come rendere grazie davanti al dolore o a un fallimento?
Il mese di dicembre ha le giornate più buie di tutto l’anno. Tutto appare spoglio e freddo. Eppure siamo chiamati a vivere un tempo di speranza, che si apre alla gratitudine, poiché nella tenebra arriva finalmente la luce, per tutti i popoli della terra.
Siamo presi da tante cose e rischiamo di rimanerne intrappolati nella lamentela e nell’insoddisfazione. Nel buio, abbiamo la necessità di un nuovo sguardo.
Il tempo dell’Avvento, che precede le feste del Natale del Signore, vuole essere proprio questo esercizio di vigilanza, per non smarrirci nella notte, perdendo di vista l’essenziale.
Un giorno, Gesù sta a Gerusalemme con i suoi discepoli, che rimangono incantati dal Tempio: “Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!” (Mc 13,1). Anche loro sono distratti da tanti falsi desideri di bellezza, di grandezza, di successo, di felicità. Ma Gesù ha lo sguardo rivolto altrove e amaramente dichiara: “Vedi queste grandi costruzioni? Vedi quanti film ti fai ogni giorno? Vedi tante tue questioni di principio? Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta. Non rimarrà in piedi niente” (cfr. Mc 13,2).
Abbiamo tante costruzioni che ci impegnano: tante idee. Come dovrebbe essere la mia vita, come dovrebbe essere la mia felicità, come dovrebbe essere la mia famiglia, il mio lavoro, il mio tempo libero, la mia vacanza, il mio corpo. Ognuno ha il suo tempio dei desideri.
“Non sarà lasciata qui pietra su pietra che non venga distrutta”. Cioè, quasi nulla si realizzerà, quasi nulla andrà secondo le nostre aspettative, quasi nulla corrisponde alla realtà. Non esiste vita tranquilla. Non esiste esistenza comoda e sicura. Non esiste tempo senza preoccupazioni. Non esiste stagione senza imperfezione o senza complessità.
Ma in questa vita il Signore viene e si lascia trovare. In questo tempo, possiamo riconoscere la sua presenza, che salva. Ed è possibile essere felici, se costruiamo la vita sul fondamento della Parola di Gesù, anziché sulle apparenze, sui desideri confusi e sulle illusioni del mondo.
San Gabriele dell’Addolorata, muore appena a ventiquattro anni. Quanti desideri di bene avrebbe voluto compiere? Quanti avrebbe potuto aiutare, se fosse vissuto più a lungo?
Si dice che anche nella malattia continuò a sorridere e incoraggiare. Qualcuno ha raccontato che nella sofferenza ripeteva: “il Signore è tanto buono con me”. Come uno che non è stato distratto, ma ha saputo riconoscere la presenza di Gesù che non abbandona, viene, ama e salva.
Il mistero del Natale ci ricorda che Dio ci raggiunge nella nostra vita imperfetta, come una luce nel buio, come rifugio nell’inverno, come verità nel tempo delle contraddizioni, come felicità, nonostante il fallimento. Come la misericordia, nonostante il peccato.
Per questo, coloro che hanno incontrato Gesù nella loro vita. fissando lo sguardo sul suo volto e camminando secondo il Vangelo, in ogni cosa rendono grazie, in ogni circostanza si accorgono della felicità. Neanche nel dolore, perdono la gioia.
