Teresa c’è per tutti, specie per gli ultimi. È la madre superiora del convento delle suore di Loreto, una guida spirituale e pratica per tutti a Calcutta, un punto di riferimento irrinunciabile. Lei sacrifica tutto di buon cuore per gli altri, e intanto attende solo la comunicazione del permesso di lasciare il monastero per creare un nuovo ordine religioso. La sua ambizione si scontra però con la vita e i suoi imprevisti, una suora a lei molto vicina la pone di fronte a un dilemma che mette tutto in crisi, anche la fede. Un momento cruciale e di passaggio, tormentato e controverso, da cui Teresa ne uscirà come la Madre Teresa che conosciamo. Non senza aver messo a dura prova la sua fede.
Ci sono biopic tradizionali e poi ci sono storie di vita esemplari, in grado di stupire anche per i loro trascorsi controversi e tormentati. Mother di Teona Strugar Mitevska rientra in questa seconda categoria. Un film che non intende raccontare la vita di Madre Teresa di Calcutta ma sette giorni della sua vita, durante un momento di passaggio davvero cruciale per lei, donna in un mondo gestito da uomini con il sogno di creare un ordine religioso tutto suo. Un ordine nuovo, basato su una serie di regole di vita ferree, inflessibili, essenziali, perché bisogna preoccuparsi solo della missione, vera priorità di Madre Teresa in quegli anni (fine anni Quaranta).
Teresa, la madre degli ultimi, al cinema dal 10 dicembre.
