LA LITURGIA DONO E IMPEGNO

CINQUANT’ANNI DI CONCILIO
By Carlo Ghidelli
Pubblicato il 1 Aprile 2014

A chi si premura di mantenersi nell’atteggiamento di chi sa di non sapere e quindi si dispone a imparare ciò che madre chiesa ha da insegnargli, non sembrerà strano questo linguaggio: la liturgia infatti, nella varietà delle sue celebrazioni, si presenta a noi come il più grande dono che Dio fa alla sua chiesa; ma, nello stesso tempo, essa costituisce per noi anche un grande impegno per una partecipazione attiva, consapevole e fruttuosa.

LA LITURGIA CULMINE E FONTE DELLA VITA DELLA CHIESA Allo scopo di rinnovare la nostra partecipazione attiva e consapevole alle celebrazioni liturgiche, è bene rileggere questa pagina della Costituzione conciliare sulla divina liturgia, che si intitola Sacrosanctum concilium: “La liturgia è il culmine verso cui tende l’azione della chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua forza. Infatti le fatiche apostoliche sono ordinate a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella chiesa, partecipino al sacrificio e mangino la cena del Signore. A sua volta la liturgia spinge i fedeli, nutriti dei sacramenti pasquali, a vivere in perfetta unione, domanda che esprimano nella vita quanto hanno ricevuto con la fede. La rinnovazione poi dell’alleanza del Signore con gli uomini nell’eucaristia conduce e accende i fedeli nella pressante carità di Cristo” (n.10).

La liturgia è culmine e fonte dell’azione della chiesa in quanto essa è dono di Dio e, come tale, è capace di dare vita alla chiesa e di mantenerla in vita. Alla liturgia si partecipa anzitutto per ricevere grazia su grazia, per lasciarci arricchire da Dio. La liturgia sarà culmine e fonte della nostra vita quando avremo imparato a celebrarla con le dovute disposizioni e requisiti espressamente suggeriti dal concilio. Alla liturgia si partecipa con l’animo di chi è disposto a uscire da se stesso per entrare con tutto se stesso nel mistero di Dio.

Merita di essere sottolineata l’affermazione che tutto, fatiche apostoliche e celebrazioni liturgiche, è orientato alla lode di Dio e alla perfetta unione tra credenti. La liturgia infatti ha una dimensione verticale (verso Dio) e una dimensione orizzontale (verso il prossimo): non è lecito separare ciò che Dio ha unito!

PARTECIPAZIONE ATTIVA Alle celebrazioni liturgiche partecipiamo tutti volentieri. Ma siamo sicuri di parteciparvi con le debite disposizioni personali, sia materiali sia spirituali? Questa pagina della Costituzione conciliare sulla liturgia ci illumina a proposito. “Ad ottenere questa piena efficacia, è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con disposizione d’animo retto, conformino la loro mente alle parole e cooperino con la grazia divina per non riceverla invano. Perciò i sacri pastori devono vigilare affinché nell’azione liturgica non solo siano osservate le leggi per la valida e lecita celebrazione, ma che i fedeli vi prendano parte consapevolmente, attivamente e fruttuosamente” (n.11).

Questi tre avverbi sono di grande importanza; essi dicono chiaramente quali sono le condizioni necessarie per poter trasformare una celebrazione liturgica in una autentica celebrazione della vita. Ovviamente tutto questo esige un impegno non indifferente in noi: formazione teologica, o almeno catechistica; continuo aggiornamento sulla vita della chiesa e sugli orientamenti delle sue scelte; amore della parola di Dio e discreta frequentazione della bibbia; un certo distacco dalle preoccupazioni terrene per desiderare il contatto con colui che ci parla attraverso la liturgia della parola, ci trasforma attraverso la liturgia eucaristica e ci manda attraverso la liturgia del congedo.

FORMAZIONE LITURGICA “La madre chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto ha diritto e dovere in forza del battesimo” (n.14).

Meritano speciale attenzione questi due ultimi termini “diritto e dovere”. Lo stesso linguaggio viene usato anche dal decreto sull’apostolato dei laici: “I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo capo. Infatti, inseriti nel corpo mistico di Cristo per mezzo del battesimo, fortificati dalla virtù dello Spirito Santo per mezzo della cresima, sono deputati dal Signore stesso all’apostolato. Vengono consacrati per formare un sacerdozio regale e una nazione santa onde offrire sacrifici spirituali mediante ogni attività” (n.3).

Grande dignità di ogni battezzato, che partecipa realmente al sacerdozio di Cristo e perciò può offrire sacrifici a Dio! Non so fino a che punto moltissimi battezzati siano pienamente consapevoli di questa loro dignità; soprattutto temo che essi siano disposti ad assumere finalmente questa consapevolezza, che pure è condizione indispensabile per arrivare ad una partecipazione  consapevole, attiva e devota alla liturgia.

LA LITURGIA FONTE DI VITA Esulta l’animo nostro per questo risultato. Noi vi ravvisiamo l’ossequio alla scala dei valori e dei doveri: Dio al primo posto; la preghiera prima nostra obbligazione; la liturgia prima fonte della vita divina a noi comunicata, prima scuola della nostra vita spirituale, primo dono che noi possiamo fare al popolo cristiano, con noi credente ed orante, e primo invito al mondo perché sciolga in preghiera beata e verace la muta sua lingua. Paolo VI, 04.12.1963

PRIMATO DELLA LITURGIA Sarà bene che noi facciamo tesoro di questo frutto del nostro concilio, come quello che deve animare e caratterizzare la vita della chiesa. è, infatti, la chiesa una società religiosa; essa è una comunità orante, è un popolo fiorente di interiorità e di spiritualità promosse dalla fede e dalla grazia.                       Paolo VI, 04.12.1963

 

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