Luis, con il giovane figlio Esteban, si aggira in un rave party mostrando una foto della figlia Mar, della quale ha perso le tracce da alcuni mesi e che vorrebbe ritrovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili, e non solo per le asperità del terreno.
Tra i produttori del film Sirat, in uscita l’8 gennaio, c’è Pedro Almodóvar: da lui ci si può aspettare un’opera quantomeno interessante. E in effetti lo è. Si presenta infatti come un film fortemente fisico. Sin dalle prime inquadrature, che mostrano i dettagli della collocazione dell’impianto sonoro del rave, lo spettatore viene immerso in una dimensione che esploderà con suoni invadenti, destinati a fare da costante sottofondo al dimenarsi dei corpi. Solo due di essi non partecipano: Luis ed Esteban, impegnati in una ricerca umanamente dolorosa. Trovare una figlia e una sorella non per riportarla a casa, ma solo per vederla e sapere come sta. Sergi López regala al suo personaggio quella dolente presenza che ha spesso saputo dosare nella sua lunga carriera di attore. Anche tutti gli altri interpreti sono assolutamente calati nei ruoli, a partire proprio dall’aspetto fisico. La regia è di Oliver Laxe. La regia è di Oliver Laxe.
