LA DOLCE CAREZZA di GABRIELE

Vincenzo Tranquilli
By Nandino Di Eugenio
Pubblicato il 2 Dicembre 2015

Si resta stupiti nel leggere che sul letto, dove era costretto a starsene immobile per una dolorosa malattia, padre Vincenzo Tranquilli pregava il Signore di concedergli una sofferenza ancora maggiore. Il tenero sguardo al crocifisso e la quotidiana meditazione della passione di Gesù, gli rendevano lieve il dolore che gli mordeva la carne e benedetta quella malattia che gli stava rubando la vita. La sua eroica richiesta e la sua serenità edificavano tutti. Vincenzo offriva la sofferenza per la salvezza propria e di coloro che aveva incontrato nel ministero sacerdotale svolto in Italia e negli Stati Uniti d’America.

Vincenzo nasce a Gerano (Roma) il 10 novembre 1839. Entra giovanissimo tra i passionisti e il 7 ottobre 1855 veste l’abito religioso a Morrovalle, dove il settembre successivo lo raggiunge Gabriele dell’Addolorata. Vincenzo vivrà con lui a Morrovalle, a Pievetorina (Macerata) e a Isola del Gran Sasso dove studieranno in preparazione al sacerdozio. Emette la professione dei voti il 9 ottobre 1856 e viene ordinato sacerdote il 7 ottobre 1866. I superiori conoscendo la sua ottima preparazione culturale e la sua esemplare vita religiosa, lo inviano subito negli Stati Uniti d’America dove i passionisti sono arrivati da poco e hanno bisogno di forze nuove per la formazione dei giovani, per l’apostolato, e per rendere più viva la loro apprezzata presenza sul vastissimo territorio degli Usa.

La scelta dei superiori si rivela felicissima. Vincenzo accetta la loro decisione con entusiasmo, parte con grandi speranze, all’arrivo è accolto festosamente dai confratelli. Resterà oltreoceano fino al 1881; vi svolge i compiti di dotto insegnante, prudente superiore, zelante missionario riscuotendo stima sincera e grandi elogi dai religiosi e dai fedeli. Tornato in Italia, vive nella comunità di Manduria (Taranto) dove ritrova alcuni confratelli con i quali era vissuto a Isola e che erano stati espulsi dalle leggi di soppressione delle corporazioni religiose emanate dal governo italiano. Vincenzo racconta la sua esperienza in America, gli altri lo informano delle dolorose vicende del loro esilio. Ripensano con nostalgia al tempo vissuto nel conventino di Isola insieme a Gabriele il cui ricordo è affettuosamente impresso nel cuore di ognuno. Nel 1884 viene eletto superiore del convento di Sant’Eutizio (Viterbo) e nel 1887 superiore del santuario della Madonna della Stella (Perugia), dove arriva il 2 giugno e dove morirà il 12 dicembre 1888 a 49 anni di età.

Vincenzo, fin da sempre custodisce nel cuore il dolcissimo ricordo di Gabriele di cui è stato compagno e confidente; lo ha assistito negli ultimi momenti della vita lasciandone una preziosa testimonianza. Vincenzo chiede al direttore padre Norberto Cassinelli di restare vicino al malato anche di notte “perché mi fa bene allo spirito e mi spinge alla virtù”. È lui che dà a Gabriele le medicine e l’immaginetta della Madonna che il malato stringe al cuore con infinito amore anche nel momento della morte. A lui Gabriele domanda il permesso addirittura di tossire e di dormire, a lui chiede di ricordargli spesso qualche strofa dello Stabat Mater, inno dedicato all’Addolorata. Ascoltandolo “Gabriele sembra voglia spirare con la Madonna”. Vincenzo assiste commosso a scene “da far intenerire i sassi”.

A Gabriele che gli domanda: “Cosa farò per te che fai tanto per me?”, Vincenzo risponde: “Mi raccomandi alla Madonna”. Gabriele prega subito per lui e promette che lo ricorderà anche in paradiso dove “spero di andare per la misericordia di Dio”. Più tardi Vincenzo gli dice: “Prega la Madonna secondo la mia intenzione”, volendo essere liberato da una malattia del tutto ignota a Gabriele. Il malato si raccoglie in preghiera lunga e fervorosa, poi dice a Vincenzo: “Quella guarigione non è volontà di Dio; il Signore vuole che porti la croce fino alla morte”. Vincenzo resta meravigliato e capisce che Gabriele ha avuto una rivelazione dal cielo. E la malattia lo accompagnerà davvero per sempre.

Vedendo che Vincenzo lo assiste ormai da tempo, Gabriele vuole che vada a riposare; poi prega il direttore: “Lo mandi a bere un po’ di vino buono perché ne ha bisogno”. Vincenzo esce e quando torna Gabriele gli sorride “a lungo e la contentezza gli traspare sensibilmente anche sul volto”. Quel sorriso accompagnerà Vincenzo per tutta la vita e sul letto di morte, come una dolce carezza di Gabriele. (10)       p.dieugenio@virgilio.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments are closed.