LA CULTURA PER TORNARE A VOLARE

il punto
By Stefano Pallotta
Pubblicato il 31 Ottobre 2013

L’Aquila ha formalmente presentato la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2019. Le concorrenti sono agguerrite (Vene-zia, Perugia, Brindisi, Matera e altre) e, pertanto, non sarà facile spuntarla. Ma se la candidatura dell’Aquila avrà successo l’Abruzzo potrà presentare al mondo i risultati dello sforzo compiuto, a dieci anni di distanza, nella ricostruzione di uno dei più incantevoli centri storici d’Italia.

Il progetto presentato dall’Aquila prevede il coinvolgimento di tutto il territorio dell’Abruzzo, svolgendo correttamente il ruolo di capoluogo di regione: la realtà circostante viene considerata una parte attiva e fondamentale del progetto e perciò estendendo al territorio tutti i benefici derivanti dalla candidatura. Al di là del successo, la candidatura rimette al centro della cultura regionale la città dell’Aquila che nel corso degli anni ha visto indebolirsi il tessuto sociale e industriale, quello politico e burocratico a scapito di altre realtà regionali che si sono rafforzate sotto i diversi profili. Il primato culturale dell’Aquila, in questi anni,  ha retto con qualche difficoltà e se oggi la municipalità è in condizioni di presentarsi sul proscenio internazionale è anche per effetto di una prestigiosa rendita che affonda le radici negli anni della grande creatività culturale di questa città e del suo ceto dirigente. “Tutto il passato è la radice del nostro futuro”: questa frase contenuta nel programma di presentazione della candidatura riassume lo spirito del progetto AQ19. È una grande occasione per L’Aquila del dopo terremoto, come hanno correttamente previsto gli organizzatori, perché l’evento Capitale europea della cultura va inteso in primo luogo come fattore privilegiato di rafforzamento delle politiche cittadine finalizzate a una qualità della vita alta e nobile e come opportunità per rinvigorire la tradizionale apertura della comunità all’innovazione e alla internazionalizzazione.

Un progetto ambizioso, quindi, che potrà aver successo se tutta la comunità regionale metterà da parte i campanilismi e le rivalità territoriali; se tutta la comunità regionale riuscirà a fare quadrato attorno al suo capoluogo di regione che il terremoto del 2009 ha messo in ginocchio e che oggi rischia la disgregazione della sua stessa comunità; se tutta la comunità regionale riesce a mandare un segnale forte di compattezza e solidarietà con L’Aquila tale da indurre gli organismi statali a non sottovalutare il problema della ricostruzione. Poi la candidatura potrà anche non andare a buon fine, ma il processo che si sarà innescato avrà effetti a lungo termine e potrà contribuire alla rigenerazione urbana della città.

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