Viviamo in un’epoca che ha paura del silenzio, in cui tutto corre, tutto si consuma, tutto si dimentica in fretta. Le giornate scorrono tra notifiche, impegni, parole che si sovrappongono. Eppure, sotto questa superficie rumorosa, tanti cuori continuano a cercare qualcosa di più: un senso che non svanisca, una profondità che non sia illusione, una verità che non cambi con il vento. Cercano una luce che non si spenga. E la Croce, in questo tempo inquieto, si presenta come una provocazione che non possiamo evitare.
La Passione di Cristo non è una favola consolatoria. È il racconto di un Dio che ha scelto di soffrire, di morire, di amare fino all’ultimo respiro. È il gesto più radicale che si possa immaginare: Dio che si espone senza difese, si consegna senza condizioni, si lascia
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