LA COSTITUZIONE SULLA DIVINA LITURGIA

CINQUANT’ANNI DI CONCILIO
By Carlo Ghidelli
Pubblicato il 1 Marzo 2014

LE FINALITÀ DEL VATICANO II È d’obbligo leggere in primissima battuta l’inizio della Costituzione sulla sacra liturgia, perché in esso i padri conciliari ci parlano dei grandi scopi del concilio, scopi suggeriti già da Giovanni XXIII: “Il sacro concilio, proponendosi di far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo, e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della chiesa, ritiene suo dovere interessarsi in modo speciale anche della riforma e dell’incremento della liturgia”. È certamente ottima cosa ricordare ciò che il concilio voleva essere, ciò che intendevano fare i padri conciliari. Ma oggi non è meno importante che noi ci chiediamo se quelle finalità noi le abbiamo realizzate, se quegli scopi abbiamo cercato di tradurli in consolante realtà. Da qui nasce il nostro comune impegno. Non basta aver celebrato un concilio: ci sarebbe il pericolo di lasciarcelo alle spalle. Occorre fare una verifica serrata su quanto abbiamo già fatto e quanto ci rimane da fare nel vasto campo delle riforme che, ovviamente, non possono limitarsi alla riforma liturgica.

GENUINA NATURA DELLA CHIESA Ecco un’altra pagina estremamente illuminante del concilio: essa descrive in termini molto chiari la natura della chiesa. “La liturgia, mediante la quale specialmente nel divino sacrificio dell’eucaristia, si attua l’opera della nostra redenzione, contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il mistero di Cristo e la genuina natura della vera chiesa, che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo umana e divina, visibile ma dotata di realtà invisibili, ardente nell’azione e dedita alla contemplazione, presente nel mondo e tuttavia pellegrina; tutto questo in modo che quanto in essa è umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all’invisibile, l’azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura, verso la quale siamo incamminati” (n.2). Possiamo capire come la liturgia non è qualcosa di astratto e avulso dalla vita, ma tende a mettere ordine (da notare i due verbi: “sia ordinato e subordinato”) nella vita dei singoli fedeli come pure nella vita della comunità credente. Grande verità, da conoscere e da vivere! Possiamo dire pacificamente che se vogliamo conoscere chi è la chiesa non dobbiamo riferirci a quello che essa fa o non fa, quanto piuttosto a quello che essa celebra e a come lo celebra.

LE VARIE PRESENZE DI CRISTO È pacifico per tutti noi che il Signore Gesù è presente e accompagna la vita della sua chiesa soprattutto con la sua presenza nel sacramento dell’eucaristia. Il concilio, però, ci ricorda che ci sono altre presenze, altrettanto preziose, di Gesù alla sua chiesa pellegrina nel mondo, presenze che non devono essere sottovalutate. “Per realizzare un’opera così grande Cristo è sempre presente nella sua chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, egli che, offrendosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella chiesa si legge la sacra scrittura. È presente, infine, quando la chiesa prega e loda, lui che ha promesso: dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io in mezzo a loro. Di fatto, in quest’opera Cristo associa sempre a sé la chiesa, sua sposa amatissima” (n.7). Non dobbiamo meravigliarci di questo elenco, peraltro incompleto, delle presenze di Cristo alla sua chiesa e, per mezzo di essa, al mondo intero. Paolo VI si incaricherà di ribadirlo e di completarlo nella sua lettera enciclica Mysterium fidei (nn.7-10) dedicata alla santa eucaristia. Noi cattolici abbiamo grande bisogno di non isolare la presenza eucaristica di Gesù ma di valorizzarla, ampliandola e integrandola con tutte le altre, senza dimenticare la presenza di Cristo nei poveri (cfr Matteo 25,34-36; Mc 14,7).

PAROLE DI BENEDETTO XVI Quando ho deciso, dopo qualche esitazione, di accettare il progetto di una edizione di tutte le mie opere, mi è stato subito chiaro che vi dovesse valere l’ordine delle priorità del concilio, e che quindi il primo volume a uscire doveva essere quello con i miei scritti sulla liturgia. La liturgia della chiesa è stata per me, fin dalla mia infanzia, l’attività centrale della mia vita ed è diventata, alla scuola teologica di maestri come Schmaus, Soehngen, Parcher e Guardini, anche il centro del mio lavoro teologico.

Paolo VI: APERTURA 4a SESSIONE Che cosa faceva – si domanderà l’uomo studioso di definire la chiesa in questo momento culminante e critico della sua esistenza – la chiesa cattolica? Amava!, sarà la risposta. Amava con cuore pastorale, tutti lo sanno. Amava la chiesa del nostro concilio, amava con cuore missionario. Amava con cuore ecumenico, vale a dire tutti i fratelli cristiani ancora estranei alla perfetta comunione” (14.09.1965).

 

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