LA COMUNIONE CON CRISTO MEDIANTE IL FRATELLO

By redazione Eco
Pubblicato il 3 Novembre 2018

Cari lettori, la spiritualità cristiana ha la sua fonte e il suo culmine nell’eucaristia, presenza reale di Cristo mediante la quale entriamo in comunione con lui fino a diventare partecipi della sua stessa vita. Siamo meno abituati, però, a pensare e vivere con la stessa “solennità” la comunione con il Signore mediante il fratello e la sorella che ci passano accanto. In un prefazio dell’avvento la Chiesa ci ricorda che: “Egli [il Cristo] viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo accogliamo nella fede”. Insegna il Concilio Vaticano II: “con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo” (GS 22). Poiché Gesù si è unito a ogni uomo, ogni persona che accostiamo è sacramento della sua presenza attraverso la quale possiamo incontrare, amare e servire il Signore stesso. Non è detto che il fratello si accorga di essere amato o che lo sappia, o che lo meriti; ciò che è importante è che questo spirito di fede sia presente in chi vuole vivere il Vangelo. Accostare una persona e amarlo nel nome del Signore, con la fatica che la carità comporta, è un esercizio spirituale che porta alla santità: “L’amore per il prossimo – ha scritto Benedetto XVI – è una strada per incontrare Dio… chiudere gli occhi di fronte al prossimo rende ciechi anche di fronte a Dio” (Deus caritas est, 16), e tutto questo al di là di ogni sentimento, perché amare sul serio una persona chiede di mettere da parte se stessi e lottare contro il proprio egoismo.

La verità sconvolgente e davvero rivoluzionaria del Vangelo su cui giustamente papa Francesco insiste tanto, è che l’uomo, immagine di Dio, merita lo stesso onore di Dio. Scrive san Giovanni Crisostomo, uno dei più grandi padri della Chiesa: “Quanti non solo rovesciano le immagini di Dio, ma perfino le calpestano! Quando tu tormenti, maltratti, spogli o abbatti un tuo dipendente non calpesti l’immagine di Dio?… Mi dirai: “Ma l’uomo non è della stessa natura di Dio!”. E con ciò? … Gli uomini, anche se non sono della stessa natura di Dio,… pure sono stati chiamati immagine di Dio e per il loro solo nome meritano lo stesso onore”.  Per questo Gesù ha detto che saremo giudicati sull’amore: “In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,31). Queste parole hanno una forza che potrebbero rivoluzionare il mondo, qualora fossero accolte e praticate. Ma poiché così non è, i maestri nella fede hanno pagine di fuoco su questo tema. Scrive ancora Crisostomo: “Quale vantaggio può avere Cristo se la sua mensa [= l’altare] è coperta di vasi d’oro, mentre egli stesso muore di fame nella persona dei poveri? Cominciate a saziare lui che ha fame e in seguito, se vi resta ancora del denaro, ornate anche il suo altare. Gli offri un calice d’oro e non gli dai un bicchiere d’acqua fresca? Che beneficio ne ritrae? Tu procuri per l’altare veli intessuti d’oro e a lui non offri il vestito necessario … Dio non ha mai condannato nessuno perché non ha donato ai suoi templi ricchi ornamenti: ma minaccia anche l’inferno se si trascura di aiutare i poveri”.

Concludendo, facciamo nostre le parole che il novello santo, Paolo VI pronunciò nel 1965 andando a visitare i carcerati di Roma e proviamo a vivere così anche noi affinché il miracolo dell’unità tra fede e vita si realizzi davvero: “Vi voglio bene, non per sentimento romantico, non per moto di compassione umanitaria: ma vi amo davvero perché scopro tuttora in voi l’immagine di Dio, la somiglianza di Cristo”.

Una perla preziosa, cari amici, può cadere nel fango e avere bisogno di essere ripulita, ma sempre perla rimane. Così è l’uomo!

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