La bellezza di Francesca

Una vita donata fino all’ultimo respiro

La storia di una giovane infermiera e scout che ha trasformato la prova della malattia in un cammino di luce, fede e amore condiviso, lasciando un segno indelebile in chi l’ha incontrata

Ogni vita è un mistero: ha bisogno di più sguardi. Così si apre la storia di Francesca Flamminii, nata il 1° novembre 1993 a Giulianova, da mamma Donatella e papà Mariano. Riceve il sacramento del battesimo alcuni mesi dopo, precisamente il 27 febbraio, data della festa liturgica di san Gabriele dell’Addolorata. Sette anni dopo di lei arriva la sorella Marianna. Fin dall’età di otto anni Francesca entra nel gruppo scout Agesci Giulianova 1, presso la parrocchia della Natività di Maria Santissima: sarà la sua seconda famiglia. Vive gli anni della sua infanzia e adolescenza tra famiglia, scuola, amicizie, crescita nella fede e nel servizio. Dopo la maturità scientifica si trasferisce a L’Aquila per studiare Scienze Infermieristiche, laureandosi nel 2015. Per Francesca diventa un nuovo punto di partenza. Inizia, infatti, un cammino di crescita professionale e personale: esperienze lavorative in diverse città, servizio nella Croce Rossa, nella Piccola Opera Charitas, nell’associazione “I bambini di Betania”, attività come tutrice di minori stranieri e, nel 2023, la laurea magistrale in Scienze Infermieristiche e Ostetriche. Nel 2021 diventa anche capo scout, scelta maturata come forma autentica di vita e di dono.

Nel 2024, però, arriva un’altra partenza, una prova più dura: la diagnosi di adenocarcinoma del colon. Seguono ricoveri, interventi, terapie e una recidiva pochi mesi dopo. Francesca però non lascia che la malattia divori la sua vita: viaggia quando può, trascorre l’estate con la famiglia, parte con le amiche e con la sorella Marianna. Per il suo trentunesimo compleanno sceglie Assisi e un corso del Servizio Orientamento Giovani dei Frati Minori: cerca radici più profonde mentre la tempesta cresce.

Tra dicembre 2024 e aprile 2025 affronta nuove cure al San Martino di Genova. A luglio un peggioramento richiede interventi invasivi. Francesca continua a lottare, sostenuta da famiglia e amici, e intensifica il suo cammino spirituale: preghiera, sacramenti. Già da un po’ di tempo ha chiesto a un giovane sacerdote, don Christian, di accompagnarla spiritualmente. A ottobre 2025 viene ricoverata al Gemelli di Roma. Il 1° novembre festeggia i suoi 32 anni partecipando all’Eucaristia nella Basilica di Santa Maria Maggiore, pregando sulla tomba di papa Francesco insieme agli scout che la raggiungono a sorpresa.

Tornata a Giulianova, accetta il ricovero nell’hospice di Casalena dal 21 novembre. Qui comprende che i suoi giorni stanno per compiersi, ma non vede una fine: vede un incontro. Vive l’Avvento come preparazione all’abbraccio con il Signore, desiderosa di “vedere il Volto”. Continua ad amare chi le è accanto, lasciando una luce che molti descrivono come “grazia ricevuta”. Arriva al Natale, che celebra con la famiglia nella stanza dell’hospice; poi chiede la sedazione. Muore il 28 dicembre, festa della Santa Famiglia. Due giorni dopo, nella sua parrocchia, si celebrano i funerali che lei stessa aveva preparato: tutto parla della gioia di un incontro nuziale con Dio.

Le centinaia di persone che hanno partecipato alla celebrazione si sono sentite toccare il cuore da questa gioia così… divina. Ma per gustare meglio la bellezza di Francesca, proviamo ad accostarla adesso a mo’ di mosaico, componendo alcune tessere della sua vita.

Francesca figlia

“Francesca, con il sorriso sempre stampato sulle labbra, si è contraddistinta per uno spiccato senso del dovere, facendo le cose con senno e in assoluta libertà. Non si è risparmiata in nulla ed ha vissuto la vita a trecentosessanta gradi. Ha saputo ridere senza dimenticare come si fa a piangere. È stata portatrice di amore e gioia. Ha sempre fatto parte del suo quotidiano, ma nell’ultimo periodo della sua vita terrena, da quando la malattia la stava divorando e fino agli ultimi istanti di vita, ha dimostrato una fede grandissima! Francesca non è una santa, ma con noi ha fatto un miracolo: ci ha trasmesso una serenità inspiegabile. Lei, che aveva sempre la valigia pronta, ha veramente desiderato andare ad abitare nella casa del Signore. Era felice di farlo e voleva vedere il volto di Gesù. Se lei è felice, io lo sono di più!” (la mamma Donatella).

“Ci ha insegnato il vero senso dell’amore. Io, padre, mi sono ritrovato a essere studente di mia figlia. Se dovessi racchiudere tutto in una parola, certamente ‘cuore’ sarebbe quella più attinente: un cuore sempre pieno di amore per il prossimo, un cuore che batteva per chiunque avesse bisogno. L’essere cresciuta in una famiglia unita e piena di amore sicuramente ha generato il terreno fertile, ma il vero lavoro è stato il suo, costruendo un mondo di bellezza infinita in comunione con gli altri. È stata capace di rendere bella la morte a me, padre studente, donandomi anche la forza di sopportare tanto dolore. Oggi riesco a sorridere piangendo!” (il papà Mariano).

Francesca sorella

“Francesca è stata il mio punto di riferimento: l’ho sempre vista come una sorella capace, saggia e risoluta, è sempre stata una guida. Le sue scelte, il suo modo di agire e di relazionarsi con l’altro e con il mondo sono stati per me una testimonianza fondamentale, che mi ha permesso, per mezzo di lei, di capire che una vita spesa per il bene porta alla vera felicità, al vero senso della vita, alla sua essenza. Io e Francesca non siamo solo sorelle di sangue, ma anche di strada. Il fazzolettone ci ha sempre unite: i valori del servizio, della fede, della comunità e della strada sono stati per noi un punto di incontro costante. Francesca è anche mia sorella e compagna nella vita: sono sempre rimasta stupita dal suo modo di abitare la vita, con coraggio, con la solidità di chi sa di avere ben chiaro un orizzonte da seguire, ma anche con la morbidezza di un sorriso grande e aperto al mondo. Più di tutto, però, Francesca è mia sorella nello spirito. Il Signore ci ha fatto il dono di essere sorelle di sangue, ma ci ha poi regalato la sorpresa di riscoprirci sorelle in Lui. Ora Francesca non c’è più, ma è più presente che mai: la testimonianza della sua vita sta generando vita e speranza in chiunque ne senta parlare. Francesca è mia sorella maggiore, ma la verità è che Francesca è stata ed è sorella di tantissime altre persone” (la sorella Marianna).

Francesca scout

“Francesca non si è mai accontentata delle risposte semplici: si poneva domande, cercava confronti autentici, aveva bisogno di capire davvero il senso delle cose e delle relazioni. Portava nel dialogo tutta sé stessa, con sincerità e intensità, e questo rendeva ogni confronto vero, mai superficiale. La sua scelta di servizio educativo è arrivata in modo meditato, ma allo stesso tempo naturale. Non come qualcosa da aggiungere alla propria vita, ma come il modo più autentico di viverla. Vivo con profonda gratitudine il dono che Francesca è stata per la testimonianza gioiosa e profonda che ha lasciato a chi l’ha incontrata: quella di una giovane donna che ha scelto di vivere con autenticità, attenzione agli altri e desiderio sincero di costruire relazioni vere” (Fabio, capo gruppo AGESCI Giulianova 1).

Francesca amica

“Francesca si sentiva profondamente amata dal Padre, fiduciosa del sogno di Dio su di lei. Lo sguardo, la presenza e soprattutto il sorriso di Francesca sono stati per noi amici la gioia del Signore, senza che ce ne rendessimo conto. La nostra è un’amicizia ventennale che ha imparato a crescere nei tempi di ognuna. Penso che la cosa più bella che ha caratterizzato la nostra amicizia sia stata la curiosità e la meraviglia con cui abbiamo guardato, l’una verso la vita dell’altra, ciò che il Padre aveva pensato per noi. Francesca lo chiamava “puzzle”, riconoscendo in ogni tappa e in ogni punto del cammino un tassello di un’opera molto più grande. Il segreto degli ultimi cinque anni, quelli più maturi nella fede e come donne, è stato quello di lasciare la nostra amicizia nelle mani del Padre. Ci siamo amate come sorelle, con tutte le nostre imperfezioni e le nostre ricchezze. Ho nel cuore una profonda gratitudine, certa che condividiamo la vita eterna già ora, ma in forme diverse” (l’amica Ingrid).

Francesca infermiera

“Francesca era una di quelle persone che, solo a guardarla, ti faceva sentire migliore e ti faceva capire che non c’è motivo per non essere felice su questa terra. Era professionalmente e umanamente validissima; non c’era un gesto, durante i turni passati insieme, che non fosse di cura e amore nei confronti dei nostri pazienti e dei suoi colleghi. Era una donna intelligente, curiosa, sempre pronta all’ascolto. Forte, coraggiosa, carismatica. L’incontro con Francesca è stato una grazia; guardandola lavorare, anche nei momenti di sconforto più grande, era il mio appiglio. Ha lasciato un vuoto incolmabile, in reparto e nella mia vita” (Ilaria, medico specializzando in anestesia e rianimazione presso l’ospedale Mazzini di Teramo).

don Federico Palmerini

L'ECO di San Gabriele
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