di Emmanuel Carrère, traduzione di Francesco Bergamasco,
Adelphi – pp. 407, euro 22,00
In Mr Gwyn Alessandro Baricco immagina uno scrittore che interrompe la sua carriera per creare ritratti di persone solo attraverso le parole, restituendone l’anima senza immagini o colori. Se mai fosse possibile dare una forma a quest’arte insolita, Kolchoz ne sarebbe un capolavoro. Nella storia familiare “verticale” che risale a quattro generazioni e attraversa radici russe, georgiane e prussiane c’è forse il Carrère più intimo che si sia mai consegnato all’inchiostro. È la storia dei suoi genitori, Louis e Hélène. È soprattutto la storia quest’ultima, politica e accademica di fama internazionale per il mondo esterno, madre autoritaria e generosa per Marina, Nathalie e Emmanuel. Nelle prime pagine, l’autore si domanda se sia giusto dedicarsi a una vicenda così privata mentre lui stesso, insieme al resto dell’umanità, continua a marciare verso un inevitabile tracollo. Non sarebbe più giusto scrivere d’altro? Se lo avesse fatto, non avremmo uno dei suoi libri migliori.
