“IMPASTATO DI VIRTù”

By Nandino Di Eugenio
Pubblicato il 2 Giugno 2020

Gabriele, dice il suo direttore spirituale padre Norberto Cassinelli, “entrando in convento con il fermo proposito di darsi tutto a Dio, fin da principio mostrò che diceva davvero. Cominciò a praticare gli esercizi della nuova vita con tal gusto che gli sembrava di essere fatto per tale vita e che tale vita fosse fatta per lui”.

Gabriele dunque, a 18 anni chiude la porta al passato: si aprono per lui nuovi orizzonti, ha un futuro tutto da costruire. Il giovane intuisce chiaramente che per riuscire nella vita deve sapere chi è, dove vuole arrivare, quali mezzi usare per realizzare il progetto. Mancando la consapevolezza del punto di partenza, quello di arrivo e del percorso da seguire, sa che correrà il rischio di ritrovarsi tra le mani una esistenza vuota e triste con il rammarico di vedersi lontano da ciò che poteva e doveva essere nei piani di Dio. Ma Gabriele non ha alcun dubbio. Il punto di partenza: riconoscersi oggetto, benché peccatore, di un particolare amore di Dio che lo ha chiamato alla vita religiosa; il punto di arrivo: la santità; la strada: vivere e compiere le azioni quotidiane come chiede il Signore.

Rileggendo il suo passato, che giudica troppo severamente, Gabriele pensa di avere sciupato molto tempo frantumandosi in futili interessi e perdendosi in ninnoli vani. Gli sembra di avere sostato a lungo nella pianura dell’effimero e di avere inanellato giorni sfilacciati e vuoti; guardandosi dentro vede che prima di seguire la vocazione religiosa, per troppo tempo ha solo sbadigliato alla vita. In convento perciò inizia il cammino con tale impegno e gioia da destare meraviglia e ammirazione perfino in religiosi ormai avanti negli anni.

Per raggiungere la meta, Gabriele non lascia niente al caso e scrive quaranta “propositi”. Qualcuno, leggendoli, potrebbe anche sorridere per la loro eccessiva concretezza e apparente irrilevanza. Ma per Gabriele sono uno specchio davanti al quale si porta ogni giorno per guardare i suoi lineamenti interiori, misurare i suoi progressi nella vita spirituale, controllare la sua fedeltà al Signore. Tutte le situazioni sono da lui considerate come un gradino per salire verso la meta.

Tra i suoi propositi: coltivare l’amore fraterno, espresso anche nella gioia per il bene compiuto da altri; la mortificazione in tutto; agire sempre per amore di Dio; l’ubbidienza pronta e docile; l’umiltà semplice e serena. Sono previsti i vari momenti e le varie attività della vita quotidiana: la parola e il silenzio, il pensiero e l’azione, il nutrimento e lo svago, lo studio e la preghiera, le relazioni con superiori e confratelli. Non evade nel sogno di ciò che sarà, né si macera nel rimpianto di ciò che non è stato. Vive il presente con gioia, totalmente fedele a quanto promesso al Signore.

Costante e vivissimo il suo desiderio di perfezione! Gabriele si lascia docilmente guidare dal direttore spirituale; da lui invoca anche correzioni e rimproveri restando dispiaciuto perché non ne riceve. Ma come potrebbe padre Norberto muovergli appunti, se lo vede così edificante? Come potrebbe rimproverarlo, se a stento riesce a nascondere la commozione ogni volta che lo incontra e lo pensa? Può solo lodarlo. Dirà infatti di lui: “La sua diligenza, il suo operare sempre virtuoso erano cose che non potevano sfuggire a nessuno. Gabriele sembrava impastato di virtù, non sapeva vivere che di virtù. Il profitto era così sensibile che si vedeva a occhio avanzare e migliorare di giorno in giorno. Io ne facevo con me stesso le più alte meraviglie. In tutta la sua vita religiosa Gabriele non commise la più piccola mancanza deliberata”.

Iddio mi chiama alla perfezione, dice piangendo Gabriele a un confratello; Dio mi vuole tutto suo, mi vuole santo, e io non corrispondo!”.

Noi però sappiamo che ha corrisposto. E come ha corrisposto! Siamo d’accordo con padre Norberto. E come lui, siamo pieni di meraviglia.

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