IL TESTAMENTO SOLIDALE

ITALIANI BRAVA GENTE
By Marta Rossi
Pubblicato il 4 Settembre 2014

IL PENSIERO DI AIUTARE CHI HA BISOGNO NEGLI ULTIMI DIECI ANNI È CRESCIUTO DEL 15%. A DONARE DI PIÙ SONO LE DONNE, IL 63,8% DEL TOTALE. NELLA METÀ DEI CASI IL LASCITO NON SUPERA I 20MILA EURO, IL 25% AMMONTA A UNA CIFRA COMPRESA TRA I 20MILA E I 50MILA EURO Lo hanno fatto Giuseppe Verdi, Alessandro Manzoni, Camillo Benso di Cavour ed Enrico De Nicola. Questi grandi italiani hanno scritto, nel loro testamento, disposizioni per un lascito solidale: Verdi, che morì senza eredi diretti, inserì nel suo testamento asili e ricoveri per malati. Manzoni, pur morendo in ristrettezze economiche, si ricordò del suo servitore. Camillo Benso di Cavour lasciò disposizioni per far costruire un asilo a Portanuova, uno dei quartieri più poveri di Torino, così come il primo presidente della Repubblica che elargì donazioni a orfanotrofi, asili e parrocchie e cancellò i debiti dei più poveri al Monte di Pietà di Napoli.

Il pensiero di aiutare con il proprio testamento chi ha bisogno negli ultimi dieci anni è cresciuto del 15%: un comitato, formato da Action Aid, Ail, Aism, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children e Unicef e in collaborazione con il Consiglio nazionale dei notai, vuole combattere proprio il blocco culturale che frena potenziali donatori. Rimozione del pensiero della morte, paura di causare litigi tra i familiari: i freni al lascito solidale sono diversi. I notai, infatti, hanno dovuto rispondere proprio a questi dubbi per la metà delle persone. Nel 21,4% delle volte è richiesta la verifica di chi può essere il beneficiario del lascito, nel 16,7% quali sono i beni che si possono includere e per il 9,5% se si può disporre testamento solo di parte dei beni che vanno in eredità.

Un sondaggio effettuato da questo comitato insieme con i notai italiani ha rivelato come negli ultimi dieci anni sia maturata la percezione rispetto a un testamento. A donare di più sono le donne, il 63,8% del totale. Nella metà dei casi il lascito non supera i 20mila euro, il 25% ammonta a una cifra compresa tra i 20mila e i 50mila euro. Il 18,1 di quello che viene donato  ha un valore economico importante che va dai 50mila ai 100mila euro e una piccola fetta di lasciti, l’8,5% va oltre i 100mila euro.

Per dare una spinta al testamento solidale e aiutare questa tendenza positiva a crescere ancora di più, il network di associazioni ha presentato una mostra, Italiani brava gente, che racconta proprio delle storie di chi, dopo la morte, ha ricordato dei più bisognosi: non solo personaggi storici come Verdi, Manzoni e Cavour, ma anche gente comune che nel redigere il testamento ha aiutato a costruire, a mantenere un asilo, un en-te, un’associazione. “Gli italiani, ci conferma anche il sondaggio, nella grande maggioranza dei casi scelgono di dare il proprio contributo con somme contenute. Un gesto semplice, un atto di amore alla portata di tutti e che non lede i diritti dei propri cari. I lasciti, anche i più piccoli, fanno la differenza nel lavoro quotidiano delle organizzazioni e oggi una fetta crescente di italiani inizia a discuterne concretamente e vuole saperne di più”, dichiara Rossano Bartoli, portavoce del network Testamento solidale.

Ma se la crescita negli ultimi dieci anni è da considerare un fattore positivo, c’è anche da registrare una diffidenza tutta italiana nei confronti dei lasciti solidali: come aveva già scritto sul nostro giornale Antonio Andreucci (settembre 2013, pag. 22), secondo un’indagine Eurisko, l’80% degli italiani è restio a fare testamento mentre quasi la metà (il 45%) non conosce il testamento solidale. In pratica, solo il 15,8% degli over 55 in Italia pensa al testamento. Un abisso ci divide da altri paesi, come per esempio la Gran Bretagna dove questa percentuale sale all’80% oppure gli Usa con il 50%.

“Fare un lascito solidale significa garantire cibo, salute e istruzione a milioni di bambini. Vuol dire aiutare le persone con disabilità ad integrarsi al meglio nei territori in cui vivono, fornendo servizi socio-sanitari adeguati e sostenere la ricerca scientifica contro malattie come la leucemia e la sclerosi multipla. Il lascito è un atto non vincolante, che può essere ripensato, modificato in qualsiasi momento e senza che vengano in alcun modo lesi i diritti legittimi dei propri familiari”, prosegue Rossano Bartoli.

“Gli italiani sono sempre più interessati ad approfondire il tema dei lasciti solidali, in ciò il ruolo sociale del notaio diventa cruciale per fornire informazioni, senza alcun vincolo o impegno. Oggi siamo accanto a Testamento solidale proprio per sensibilizzare le persone che incontriamo ogni giorno”, spiega Albino Farina, Consigliere responsabile dei rapporti con il terzo settore e con le associazioni dei consumatori del Consiglio nazionale del notariato.

Nel momento in cui si guarda oltre se stessi e si desidera disegnare il futuro con le ultime volontà prevalgono ragioni personali nel 70% dei casi, la sensibilità a una causa è legata a una vicenda o un problema sociale di cui si è direttamente avuto esperienza nella vita. La vicinanza in vita a una specifica associazione spinge a donare con il proprio testamento il 20% delle persone.

Oggi, poi, il percorso di sensibilizzazione verso il testamento solidale si arricchisce di altre tre associazioni, rafforzando il collegamento con il mondo del no profit. L’Amref è la prima organizzazione sanitaria privata di identità africana, gestisce 140 progetti di sviluppo sanitario per garantire il diritto alla salute di migliaia di persone in Africa. L’università Campus Bio-Medico di Roma è un ateneo ben posizionato nei ranking nazionali per la sua offerta formativa nel settore delle bioscienze e dell’ambiente, impegnato anche in attività di ricerca medica e bioingegneristica. Il suo policlinico universitario eroga oltre 700mila prestazioni ambulatoriali all’anno. E per ultimo, la fondazione Operation smile Italia onlus, parte di un’organizzazione umanitaria internazionale che in oltre 60 paesi del mondo interviene con i suoi volontari medici per curare bambini affetti da malformazioni del viso, come il labbro leporino e la palatoschisi.

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