IL SANTO DEL SORRISO

By Nandino Di Eugenio
Pubblicato il 3 Aprile 2018

“Il santo del sorriso”: è un amabile appellativo con il quale è conosciuto san Gabriele. Già a pronunziarlo le anime in pena recuperano la pace e si rafforzano nella speranza di ottenere quanto chiedono al Signore per la sua intercessione. I numerosi testimoni vissuti con lui, sono concordi nel mettere in evidenza l’incantevole gioia che ha accompagnato i suoi brevi giorni terreni. Tutti ne parlano con stupore: i famigliari, gli insegnanti, gli amici; i confratelli passionisti, il direttore spirituale padre Norberto Cassinelli.

Non doveva essere una gioia comune, quella di Gabriele. Il fratello Michele lo ricorda “sempre allegro”, aggiungendo che in casa “si era come morti senza di lui”. Michele ormai vecchio sente ancora le stanze dell’antico palazzo risuonare delle fragorose risate del vispo Checchino (così chiamavano Gabriele prima del suo ingresso in convento, rendendo più carino il nome di Francesco datogli al battesimo).

Gabriele gode “l’inestimabile dono di una imperturbata giovialità per disposizione di natura e perfezionamento di grazia”; ha un modo di fare “sempre infiorato da una vivacità quasi festosa”. Anche lui incontra difficoltà, ma “nessuno ricorda di averlo visto un giorno solo mesto o meno allegro”. La sua gioia non conosce pause né incrinature. Gli scintilla perenne negli occhi vivaci. Il suo compagno di studi padre Francesco Saverio Del Principe (che da superiore generale ne introdurrà la causa di beatificazione) si diverte a provocarlo con scherzi a ripetizione, ma Gabriele risponde sempre con “un dolce sorriso”.

Ogni attimo della sua vita è segnato dalla gioia; prega e si accosta all’Eucaristia “pieno di una gioia celestiale”. Sempre gioioso perché sempre sintonizzato con Dio: quasi lo vede con i suoi occhi limpidi e puri, gli parla con tenerezza filiale, vive immerso nel suo amore infinito. E poi c’è Maria, la madre di Gesù, che lui sente vicina, premurosa e materna.

La gioia che gli profuma la vita, affascina e contagia chi lo avvicina. E Gabriele ne diventa anche poeta. “La contentezza e la gioia che io provo è quasi indicibile; la mia vita è una continua gioia… La mia è una vita dolce, una vita di pace… Sto contentissimo”. Il suo volto luminoso rivela la ricchezza di un’anima piena di grazia. Attorno a lui si respira giovialità. Avvicinarlo è ossigenare la propria vita di pace.

Neppure prossimo a morire Gabriele è triste. La gioia è ancora tanta; il direttore teme che sia addirittura eccessiva e ne deve frenare le manifestazioni. Gabriele “sorride graziosamente” a chi gli domanda come sta, ai confratelli che gli ricordano di preparare un posto in paradiso anche per loro, a chi gli chiede quando farà testamento. L’appassire dei giorni terreni non gli ha rubato la gioia. Il dottore che lo visita ne resta stupito e riparte piangendo commosso,

Un giovane così è davvero affascinante. I giovani all’affannosa ricerca di un sorso di gioia vera, o anche adulti neri e tristi come cipressi, vicino a Gabriele “il santo del sorriso” sono percorsi da quel fremito di gioia inutilmente cercato ad altre fonti. Gabriele a tutti ripete che la gioia vera, quella che non sarà turbata da niente e da nessuno si attinge solo alla limpida e inesauribile sorgente che è Dio.  p.dieugenio@virgilio.it

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