Il presidente e i suoi dilemmi

Toni Servillo torna al cinema dal 15 gennaio con La Grazia, diretto da Paolo Sorrentino. Un’ode comica e malinconica sulla condizione umana. Mariano De Santis, presidente della Repubblica, è a fine mandato: è infatti entrato nel semestre bianco. Vedovo da otto anni della moglie Aurora, che gli manca sempre tantissimo, cattolico e autore di un manuale di diritto penale definito come l’Himalaya K3, ha due figli. Dorotea, giurista come lui, è sempre al suo fianco e gli controlla i pasti per garantirgli un’alimentazione sana; Riccardo, musicista (ma non di musica classica, come il padre aveva sperato), vive a Montréal. In questi ultimi mesi del suo incarico scopre anche il suo soprannome: “Cemento armato”. Ma soprattutto si trova davanti a due dilemmi morali. Il primo riguarda la richiesta di grazia per Isa Rocca, che ha ucciso il marito nel sonno dopo essere stata a lungo maltrattata, e per Cristiano Arpa, che ha tolto la vita alla moglie malata di Alzheimer.

Il secondo dilemma: non sa se firmare o meno la legge sul diritto all’eutanasia. Sono dubbi che lo tormentano, assieme a un passato che più volte riaffiora e di cui cerca di scoprire verità nascoste. In questo film emergono legami indissolubili che durano da anni (come l’amica Coco Valori), la presenza di fotografie, ricordi del presidente che cammina nei boschi. Forse un flashback, forse una visione, forse un sogno, forse tutte e tre le cose. Nei primi piani su Servillo il passato scorre continuamente nei suoi occhi, accanto alle questioni scottanti (grazia, eutanasia) che deve cercare di risolvere prima della fine del mandato. Nel suo volto si avverte il senso opprimente dell’attesa, simile a quello di Titta Di Girolamo in Le conseguenze dell’amore. In più, il suo ruolo istituzionale, alternato e anzi sovrapposto alla dimensione privata, richiama le figure di Giulio Andreotti in Il divo e di Silvio Berlusconi in Loro. Le parole del Papa, di colore, che si muove in scooter in uno dei movimenti riconoscibilissimi del cinema del regista, lo pongono davanti a un bivio: “Il passato è un peso, il futuro un vuoto”.

L'ECO di San Gabriele
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