Il mese di febbraio inizia il giorno 2 con la festa della Presentazione del Signore al tempio, esattamente 40 giorni dopo il Natale.
Il secondo capitolo del Vangelo di Luca racconta che Maria si recò a Gerusalemme per compiere il rito della purificazione dopo il parto e per offrire il suo primogenito a Dio. In occasione di questa festa vengono benedette le candele, da cui deriva l’altro nome della festa, la Candelora, come confermato dalle parole di Simeone rivolte a Dio quando riconosce e accoglie Gesù: “I miei occhi hanno visto la tua salvezza (…); luce per rivelarti alle genti” (Lc 2,30.32).
Le verità di fede, racchiuse in questa festa, indicano il piano promettente di Dio per la famiglia umana. “Il mistero divino dell’Incarnazione del Verbo è in stretto rapporto con la famiglia umana. Non soltanto con quella di Nazareth, ma in qualche modo con ogni famiglia”, scrive Giovanni Paolo II nella sua Lettera alle famiglie del 2 febbraio 1994.
Il matrimonio cristiano ha le proprietà essenziali sancite dal Codice di Diritto Canonico (can. 1056), ossia l’unità e l’indissolubilità. Mentre sull’indissolubilità, cioè sulla stabilità del vincolo, la Chiesa ha riflettuto spesso, l’unità è una qualità umana poco trattata. La Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede Una caro, cioè “un’unica carne” (25 novembre 2025), presenta valori umani molto promettenti riguardo all’appartenenza reciproca dei due sposi, che non può essere condivisa con altri. Il tempo incide su ogni realtà umana, anche sul matrimonio. Le emozioni e l’attrazione cambiano, ma l’appartenenza reciproca espressa dall’unità non è destinata alla dissoluzione. I coniugi, che sono compagni nel cammino, devono “ritornare a scegliersi a più riprese” (Papa Francesco, Amoris laetitia, 163).
