Mike, piccolo criminale senza casa, prova a restare sobrio e a immaginare un futuro, circondato da amici instabili quanto lui. Dopo aver aggredito un passante che voleva aiutarlo, finisce in prigione e tenta di rimettersi in carreggiata lavorando in una cucina, ma fatica a rispettarne le regole. Vorrebbe essere trattato da adulto, ma chiede continuamente assistenza.
Il film oscilla tra humour e smarrimento, tra l’Esercito della Salvezza e luoghi dove gli emarginati trovano una fragile socialità. Urchin, in uscita il 16 aprile, ritrae con realismo gli angoli di Londra e i suoi volti multiculturali. Pur non allontanandosi da storie già viste, offre alcune sequenze incisive e un protagonista che lotta con la stessa energia per salvarsi e distruggersi. L’opera prima soffre di un eccesso di idee che frammentano la narrazione, ma evita il moralismo e non riduce il percorso di Mike a un facile slogan motivazionale.
L’epilogo lascia spazio allo spettatore, senza trasformarsi in un saggio sul reinserimento dei senzatetto.
