La Rivelazione cristiana conosce due modi specifici di realizzare la vocazione della persona umana all’amore: il matrimonio e la verginità. Sia l’uno che l’altra sono una concretizzazione della verità più profonda dell’uomo, del suo “essere ad immagine di Dio” (Familiaris consortio, 11).
Quest’anno la solennità della Pentecoste ricorre il 24 maggio, quando si celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli apostoli nel Cenacolo. Il dono dello Spirito ci rende capaci di crescere nella fede e di rendere ragione della speranza che è in noi (cf. 1Pt 3,15). Tale dono ha un ruolo importante negli ultimi due comandamenti, i quali non hanno un oggetto esteriore diretto, bensì si riferiscono al desiderio interiore di fare il male; introducono una novità, o meglio, portano a compimento uno sviluppo della rivelazione divina: la legge contenuta nell’Antico Testamento viene interiorizzata, raggiunge il nostro cuore, dove volontà, ragione e affetti si originano e si fondono.
Il nono comandamento, “Non desiderare la donna d’altri”, riguarda direttamente il matrimonio e la tutela della dignità del corpo femminile. I diversi aspetti dell’amore verso il prossimo, già espressamente dichiarati dal quarto all’ottavo comandamento, vengono ora ricondotti all’interiorità della persona. La sesta beatitudine proclama: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5,8). Tale purezza si incarna nella carità, nella rettitudine sessuale e nell’amore della verità sulla fede. La purezza del cuore, del corpo e della fede sono strettamente intrecciate. La purezza del cuore ci abilita a vedere l’altro come un “prossimo”, come tempio dello Spirito Santo, che fa vedere sin da ora la bellezza divina (cf. CCC 2518-2519).
