Il mese di maggio è quello tradizionalmente dedicato a Maria Vergine. Una devozione che ha origini antiche, e che ha rappresentato terreno fertile per tanti scritti spirituali che hanno segnato intere generazioni.
Testi come Filotea (1608) di san Francesco di Sales, il Trattato della vera devozione alla Santa Vergine (1712) e Il segreto di Maria (data incerta) di san Luigi Maria Grignion de Monfort, Le glorie di Maria (1750) di sant’Alfonso Maria de Liguori e altri che sono giunti fino a noi, erano ben noti al santo che certamente se ne è nutrito benché la pubblicazione fosse in molti casi molto recente (il Trattato di Grignion de Monfort, ad esempio, seppur scritto nel 1712, non fu pubblicato prima del 1843, ndr).
San Gabriele sembra conoscere questi testi già nella sua adolescenza, ben prima – quindi – di entrare in convento. E infatti, come si è avuto già modo di notare, Francesco Possenti avrebbe fatto di tutto per amore di Maria.
Ora, questa ispirazione sembra probabilmente provenire dalla lettura di qualche scritto di san Luigi Maria Grignion di Montfort che – in Il segreto di Maria – si rivolge all’anima predestinata invitandola a fare un sacrificio nelle mani di Maria e perdersi felicemente in Lei per trovarvi Dio solo. L’autore descrive la devozione a Maria come vero “Albero della Vita”, da coltivare con cura: Bisogna che l’anima, dove quest’Albero è piantato, sia occupata senza tregua, a guardarlo e riguardarlo, come un buon giardiniere. Poiché quest’albero, essendo vivente e dovendo dare frutto di vita, vuole essere coltivato e reso rigoglioso da un continuo sguardo e contemplazione dell’anima; è proprio infatti di un’anima, che aspiri a diventare perfetta, di pensarvi di continuo, di farne la principale occupazione (cf. Il segreto di Maria, 70 e 72).
Non sorprende quindi che questi testi lo abbiano accompagnato anche nella sua vita religiosa e che tracce di essi si possano ravvisare senza fatica nel simbolo mariano di san Gabriele. Padre Norberto racconta che il santo avrebbe voluto scriverlo col sangue (ma non gli fu permesso) e che portava al collo quello che lui chiamava Simbolo della Madonna quasi come un documento di identità per essere riconosciuto come non solo devoto di Maria, ma suo vero figlio per volontà di Gesù Cristo.
Così, nella lettera del 26 gennaio 1860 san Gabriele scrive al papà Sante: Lo ripeterò ancora una volta, fatevi da Enrico e da Vincenzo (due dei fratelli di san Gabriele, il primo dei quali sacerdote, ndr) leggere qualche buon libro, come Le Glorie di Maria di S. Alfonso, le opere di S. Francesco di Sales, L’Amor di Maria, qualche libro che parli dell’amore e passione di Gesù Cristo, qualche vita di santo od altro che potete farvi mostrare dal vostro padre spirituale.
E nella stessa lettera, il santo invita a riporre tutta la fiducia in Maria: Con Lei sfogate il vostro cuore, a Lei raccontate le vostre cose, le vostre miserie i vostri bisogni, a Lei raccomandate la vostra famiglia… A Lei rivolgete spesso questa orazione: “Ti prego ardentemente, mia Signora, o santa Maria, prendi la mia causa nelle tue mani”. Un consiglio, questo, che riceviamo da san Gabriele e vogliamo fare anche nostro.
