Il cuore del sud batte sempre più piano

Appello della Cei contro lo spopolamento delle aree interne

Secondo le ultime proiezioni Istat, oltre l’82% dei comuni perderà popolazione entro il 2043, con picchi del 93% nel Mezzogiorno. Nel solo 2024, sono 358 i comuni italiani a zero nascite, concentrati quasi esclusivamente nelle aree interne del Paese

Una Lettera aperta al Governo e al Parlamento, sottoscritta al momento da 139 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati, che sarà consegnata all’Intergruppo Parlamentare “Sviluppo Sud, Isole e Aree Fragili”. È stata sottoscritta a conclusione dell’annuale convegno dei vescovi delle Aree interne, lo scorso 26 agosto a Benevento. “La lettera – spiega monsignor Felice Accrocca, arcivescovo di Benevento, promotore dei convegni sulle Aree interne – è un contributo che offriamo al Governo e al Parlamento, perché non possiamo e non dobbiamo rassegnarci a sancire la morte di una parte significativa della Nazione. Ne sortirebbe un danno per tutti. Noi crediamo che, accanto alle criticità, che pure ci sono, le Aree interne possono vantare grosse potenzialità, che devono però essere valorizzate in un progetto organico che richiede tempi anche lunghi. Una sfida che la politica deve saper cogliere se non vuole assistere al proprio fallimento. Noi siamo già presenti sul campo e siamo disponibili a offrire il nostro contributo”.

Un tema, quindi, molto sentito dalla comunità ecclesiale e dai territori. La questione delle “aree interne” del nostro bel Paese, e del loro spopolamento, ha avuto negli ultimi tempi un soprassalto di pubblicità indiretta dal film di Riccardo Milani che ha sbancato i botteghini, Un mondo a parte, dove le aree interne vengono raccontate attraverso il concetto di restanza, coniato da Vito Teti, antropologo calabrese.

Restanza, dunque, spiega bene quella che è un’attitudine morale a resistere allo spopolamento delle aree interne del nostro Paese. Uno spopolamento interiore, ancor prima che economico e demografico. “Partire e restare – scrive Vito Teti – sono i due poli della storia dell’umanità. Al diritto a migrare corrisponde il diritto a restare, edificando un altro senso dei luoghi e di sé stessi. Restanza significa sentirsi ancorati e insieme spaesati in un luogo da proteggere e nel contempo da rigenerare radicalmente”.

I dati, d’altronde, parlano chiaro. Secondo le ultime proiezioni Istat, oltre l’82% dei comuni delle aree interne perderà popolazione entro il 2043, con picchi del 93% nel Mezzogiorno. Nel solo 2024, sono 358 i comuni italiani a zero nascite, concentrati quasi esclusivamente nelle aree interne del Paese. Nei comuni ultra periferici, inoltre, il rapporto tra over 65 e under 15 è di circa 2,5 a 1. Solo numeri in negativo, dunque? Il senso della Lettera dice di no. Le aree interne rappresentano un polo strategico, oltre che un prezioso capitale culturale e produttivo: il 92% delle Dop e Igp italiane, per esempio, ha a che fare con i piccoli comuni, così come il 70% dei grandi vini. Per non parlare dell’industria manifatturiera.

Il grido dei vescovi, dunque, non può passare inosservato. Nella difficile fase in cui siamo immersi – spiegano nella Lettera – è indubbio che nel Paese si stia allargando la forbice delle disuguaglianze e dei divari, mentre le differenze non riescono a diventare risorse, tanto da lasciare le società locali alle prese con nuove solitudini e dolorosi abbandoni. La recente pubblicazione del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, purtroppo, delinea per l’ennesima volta il quadro di una situazione allarmante, soprattutto per il calo demografico e lo spopolamento, ritenuti nella sostanza una condanna definitiva, tale da far scrivere agli esperti che la popolazione può crescere solo in alcune grandi città e in specifiche località particolarmente attrattive. In questo quadro complesso e preoccupante, denunciano i vescovi, la comunità ecclesiale resta una delle poche realtà presenti ancora in modo capillare sul territorio nazionale. La stessa Caritas italiana sta avviando un coordinamento nazionale per le aree interne, con l’intento di sostenere le realtà territoriali nell’elaborazione di progetti che promuovano la coesione sociale e favoriscano la “restanza”. Anche diversi interventi promossi con i fondi dell’8xmille testimoniano questa attenzione concreta: attivazione di una rete d’infermieri e operatori sociosanitari di comunità, servizi di taxi sociale, valorizzazione delle risorse esistenti per favorire occupazione e imprenditorialità locale.

“Come vescovi e pastori di moltissime comunità fragili e abbandonate – conclude la Lettera – non possiamo del resto non considerare come, nel corso degli anni, documenti e decreti governativi e regionali siano finiti in un ingorgo di dispositivi legislativi per lo più inapplicati, non di rado utili soltanto a consolidare la distribuzione di finanziamenti secondo logiche politico-elettorali, mettendo spesso le piccole realtà in contrasto tra loro e finendo per considerare come progetti strutturali piccoli interventi stagionali”. I vescovi chiedono perciò che venga esplorata con realismo e senso del bene comune ogni ipotesi d’invertire l’attuale narrazione delle aree interne. “Sollecitiamo le forze politiche e i soggetti coinvolti a incoraggiare e sostenere le buone prassi e le risorse sul campo. Si favoriscano esperienze di rigenerazione coerenti con le originalità locali e in grado di rilanciare l’identità rispetto alla frammentazione sociale; s’incoraggi il controesodo con incentivi economici e riduzione delle imposte, soluzioni di smart working e co working, innovazione agricola, turismo sostenibile, valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici, piani specifici di trasporto, recupero dei borghi abbandonati, co-housing, estensione della banda larga, servizi sanitari di comunità, telemedicina”.

Che la politica, insomma, batta un colpo.

L'ECO di San Gabriele
Panoramica privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione.

I cookies sono piccoli files di testo salvati nel tuo browser per facilitare alcune operazioni. Grazie ai cookies, se torni a visitare il sito potrai essere riconosciuto non dovendo dare nuovamente il consenso al trattamento dei dati personali e saranno ricordale le preferenze già espresse.

Per gli sviluppatori, i cookies indicano le pagine più apprezzate dai visitatori al fine di un ulteriore sviluppo del sito.