Il coraggio della vocazione

Nel dicembre 1857, solo qualche giorno dopo aver scritto al papà Sante la lettera per gli auguri di Natale da estendere ai familiari e conoscenti, Gabriele dell’Addolorata scrive una seconda lettera a casa ma, questa volta, destinata al fratello Michele Michele (1834-1931).

A spingere il santo a questa eccezione è un passaggio della lettera di Michele che egli riporta virgolettato: Mi farai una dettagliata descrizione della tua vita, desidero una tal cosa ardentemente. Che anche Michele si senta chiamato a diventare religioso, magari nella stessa congregazione?

Gabriele è pieno di gioia e – prima di rispondere alla sua richiesta – approfitta per esortare il fratello a seguire senza indugio l’eventuale chiamata: non prendere esempio da me che, chiamato dal Signore, sono andato di giorno in giorno procrastinando… se ti chiamasse… gettati dietro le spalle le scienze, i parenti e il mondo e metti mano all’opera.

Oggi si fa un gran parlare della carenza delle vocazioni, di un clero (diocesano e religioso) sempre più anziano, delle poche energie fresche da investire nel servizio del popolo di Dio. I conventi chiudono; i seminari, le parrocchie e anche le diocesi si accorpano per ottimizzare l’impiego di quei pochi sacerdoti di cui si dispone.

Ma perché oggi si fa così tanta fatica a rispondere a Dio che chiama? Di certo Lui non ha smesso di chiamare, né conventi e seminari hanno numeri chiusi come certe università… Eppure sembra che questa vita, che per Gabriele è motivo di una continua gioia, non attiri.

La verità è che forse non si ha il coraggio di gettare il cuore oltre l’ostacolo, ovvero di raccogliere il frutto di quanto si è fin qui seminato e presentarlo a Dio come suggeriva Gabriele: mettiti sotto il suo manto [di Maria] e fuggi con Lei.

Purtroppo questa tendenza ha radici lontane nel tempo. Ricordo che da ragazzo la mia diocesi (Chieti-Vasto) organizzava ogni anno la preghiera per le vocazioni nel santuario mariano diocesano (la Madonna dei miracoli, in Casalbordino). A guidare la preghiera era il vescovo Edoardo Menichelli (1939-2025, che poi sarebbe diventato vescovo di Ancona e che nel 2015 papa Francesco aveva voluto cardinale).

La preghiera terminava sempre allo stesso modo, invitati dal vescovo a ripetere le sue parole: manda Signore / numerose e sante vocazioni alla tua Chiesa / sacerdoti / religiosi / religiose. / Una anche da casa mia. Ora benché tanti, erano però solo 3 mamme a ripetere l’ultima frase (oggi effettivamente madri di sacerdoti e religiosi), a chiedere cioè una vocazione anche da casa miai.

Probabilmente a frenare questa preghiera, o a frenare quei giovani che si sentano chiamati da Dio è un po’ di sacro timore verso qualcosa che viene visto come troppo alto o troppo arduo. A loro – come a Michele – penso che san Gabriele direbbe: anch’io ho provati quei divertimenti, passatempi che può dare il mondo ingannatore. Ti so dire che una sola aspirazione verso Gesù o Maria da loro benedetta dà più consolazione che non tanti inganni e miserie del mondo.

L'ECO di San Gabriele
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