Ne abbiamo viste di tutti i colori nell’ultima campagna elettorale per il rinnovo di diverse amministrazioni comunali abruzzesi. Difficile seguirle tutte da vicino; per alcune lo abbiamo fatto. Il bilancio è sconfortante, ma almeno ci ha tenuto compagnia. Lasciamo stare la questione dei messaggi veicolati dai singoli candidati, pressoché tutti privi di contenuti degni di questo nome, e parliamo invece delle modalità di comunicazione. Della propaganda, insomma. Di come ci si propone in pubblico o sullo schermo televisivo durante i dibattiti.
Abbiamo ascoltato un candidato con spiccata inclinazione a cavillare, stravaccato su una poltroncina, dichiarare – smozzicando le finali – di non essere certamente di destra, ma che in caso di ballottaggio tutto sarebbe stato possibile. La coerenza, lo sappiamo, ha smesso da tempo di frequentare i palazzi della politica. Ma a tutto c’è un limite. O no? Voto: contenuti, zero; immagine, non classificabile.
Passiamo a un sindaco uscente con diversi anni di guida amministrativa alle spalle. Scena: comizio finale in piazza. Sale sul palco accompagnato da assordanti note ritmiche. Il risultato ricordava una via di mezzo tra un teatrino di marionette e movimenti scomposti non proprio armonizzati con la musica. Voto: contenuti, zero; immagine da rimuovere dalla memoria il prima possibile.
Presi dallo sconforto, stavamo per abbandonare la ricerca quando all’orizzonte è apparso un candidato, un po’ attempato, in sella a una bicicletta elettrica, con una bandiera del suo partito che sventolava dietro il sellino. Incuriositi da questa trovata elettorale a basso costo – quasi un fai‑da‑te senza grandi pretese – lo abbiamo seguito. Sul manubrio aveva installato un telefonino che riprendeva in diretta movimenti e parole. Ogni tappa, un problema da risolvere: ospedale, strade, strutture pubbliche. Mai fermo, sempre in movimento, merito anche del motorino. Ha iniziato a elencare soluzioni per questo e quel problema. Niente di speciale, ma originale. Voto: contenuti, zero; immagine: verrà probabilmente imitato.
Poi ci siamo imbattuti in una gigantografia raffigurante una candidata a sindaco. Anche qui, un’effigie che ambiva a riprodurre – con qualche pretesa di troppo – un sorriso allusivo, quasi da Monna Lisa, come a custodire un pensiero non rivelato. Sospettiamo che di pensiero ce ne fosse ben poco da custodire. Voto: contenuti, inutile ripeterlo; immagine: sorriso enigmatico senza rivelazioni.
C’è stato poi un candidato che, al contrario, di contenuti ne ha proposti in abbondanza. Volete un esempio? La fuga dei cervelli dall’Abruzzo. Problema irrisolto, finalmente affrontato. La soluzione proposta: il raddoppio della ferrovia Pescara‑Roma. Non gli è venuto il sospetto che, in questo modo, la fuga diventerebbe soltanto più veloce e più comoda. Voto: lasciamo perdere.
Si potrebbe continuare con un altro candidato alla poltrona di sindaco, che sembrava sinceramente sorpreso di trovarsi in quella città, in quella piazza, per quelle ragioni. A un altro ancora forse avrebbe giovato, durante i suoi interventi pubblici, un traduttore simultaneo – anche dall’italiano all’italiano.
Tempi duri per gli elettori.
