Le testimonianze delineano la trasformazione di Checchino Possenti: da giovane brillante e mondano a novizio passionista fervente e disciplinato
Torniamo sulle orme di San Gabriele. Si resta fortemente stupiti di fronte alla vocazione di Checchino. Molti di coloro che l’hanno conosciuto, giovani o adulti che fossero, sono stati interpellati per deporre le loro testimonianze nei processi di beatificazione. Concordano in maniera impressionante. Descrivono com’era fisicamente, come si comportava in società, mettendo in risalto anche i chiaroscuri del suo carattere.
A questo punto penso che i lettori siano desiderosi di conoscere le testimonianze rese nei processi su Francesco Possenti. Ne citiamo alcune particolarmente significative. Cesare Calandrelli, per esempio, conobbe Checchino nella scuola dei Gesuiti. Rileva subito che era un tipo vivace e “si distingueva per una certa eleganza e accuratezza nel vestire”. Più tardi, il 3 settembre 1856, il Calandrelli entrò nel noviziato passionista di Morrovalle (MC). Fu grande la sua sorpresa quando, alcuni giorni dopo, il 10 settembre, vide arrivare allo stesso noviziato anche il compagno Checchino. In quel convento vissero insieme diversi mesi. Poté constatare che il neo-novizio, ragazzo brillante e ammirato da tutta Spoleto, cambiò radicalmente modo di agire. “Scorsi in lui una vita interiore piena di fervore, che si manifestava nell’adempiere con scrupolosa esattezza gli obblighi di novizio nei vari uffici, come nell’attendere alla pulizia della chiesa, sacrestia, camere, corridoi; quindi nella puntualità dell’obbedienza al suono del campanello sia di giorno che di notte; nello zelo della preghiera, nell’assiduità dell’orazione. Insomma, era edificante. Più volte rilevai in lui frequenti sospiri, quasi gemiti di slancio d’amore verso Dio, e talvolta atti repressivi di tentazione”.
Il teste Parenzio Parenzi, invece, scende nei dettagli: “Mi ricordo benissimo di Francesco Possenti – dice – da quando aveva sedici anni. Posso assicurare che la sua condotta religiosa e morale era irreprensibile e, attesa la grande vigilanza dei miei genitori, non sarebbe stato ammesso nella nostra famiglia se non fosse stato virtuoso”. Poi aggiunge: “Era di carattere ardente, desideroso di passatempi originali, e sulle prime assai riservato nel conversare con persone con le quali non aveva relazione; frequentava le scuole dei Gesuiti e frequentava anche i sacramenti”. Il Parenzi ritiene poi opportuno focalizzare un momento critico della vita di Checchino, su cui ci siamo soffermati a lungo nei precedenti servizi. Riporto la sua deposizione testualmente: “Affermo inoltre che, due anni innanzi che partisse da Spoleto per farsi religioso, si dette a vita allegra e amante di passatempi, di balli, di conversazioni in case private, particolarmente nella nostra casa e in quella di Campello; amante di spettacoli teatrali e di comparire e di far bella figura soprattutto nel vestire. Però posso assicurare di non aver mai rimarcato in lui nulla di immorale o disonesto, né ha mai abbandonato i doveri positivi del buon cristiano. La sera precedente alla sua partenza si trattenne con me nella mia camera più dell’usato”. Ci sorprende che quella sera Checchino non accennasse affatto alla sua imminente partenza. Però lo stesso Parenzi ci viene incontro dicendo: “La mattina seguente ebbi una sua lettera con la quale si accomiatava da me e mi diceva che Dio l’aveva chiamato alla vita religiosa e che era partito la stessa notte a tale scopo; mi domandava perdono degli scandali e dispiaceri che mi aveva dati e mi chiedeva di pregare per lui”.
Molto intrigante è la testimonianza di Fra Mariano, agostiniano: “Mi consta che Francesco Possenti fosse un giovane pio, amante del proprio dovere, di ingegno vivace e studioso, tant’è che riportava sovente premi scolastici. So pure che, il giorno dopo un’accademia scolastica (nell’istituto dei Gesuiti, ndr) in cui egli si era distinto nel declamare brani di letteratura classica, partì da Spoleto lasciando una lettera a un suo condiscepolo (il Parenzi, ndr) al quale manifestava che sarebbe partito per entrare nella Congregazione dei Passionisti. Questo fatto destò l’ammirazione di tutti, in quanto si riteneva che, per la sua esuberanza, volesse conseguire una carriera onorifica in società (processo di Spoleto)”.
Anche Filippo Fabi fa una deposizione particolarmente informativa sullo stile di vita di Checchino: “Io ho conosciuto Francesco Possenti fin dalla tenera età e ci univamo insieme per andare a scuola, a passeggio, in chiesa. In quel tempo io frequentavo la casa Possenti ed egli, insieme ai suoi fratelli, frequentava la mia. Era di carattere ardente, impetuoso, ma questi impeti duravano poco e tornava alla docilità. Al padre Sante era obbediente e qualche volta, rimproverato, si alterava, ma poi tornava a baciargli la mano e lo abbracciava. Amava divertirsi coi compagni, ma posso testimoniare che non ha pronunciato mai alcuna parola disonesta. Era devotissimo dell’Addolorata e frequentava i sacramenti… Mia madre mi ha raccontato che, il giorno prima della partenza, salutò una ragazza dicendole: ‘Ci vedremo domani’. Poi non si fece vedere più”. (Con molta probabilità quella ragazza era la signorina Maria Pennacchietti, ndr). In seguito ritorneremo su altre testimonianze. Sono spiragli, senza filtri, che ci permettono di sondare meglio l’interiorità di Checchino.
