Troppe volte la sentiamo evocare con rassegnazione. Un mantra buono per giustificare ogni pecca del sistema pubblico: la burocrazia. Ritardi, lentezze, guasti e danni che molte volte provocano drammi insopportabili per le imprese e per le persone. Se un grande sociologo, vissuto a cavallo tra il l’800 e il 900 (Max Weber), la vedeva come uno strumento indispensabile per il funzionamento degli stati moderni, temendone tuttavia il potere eccessivo, oggi il cittadino da essa si sente soffocare nelle libertà personali.
“In Italia per chiedere un modulo serve un altro modulo e per lamentarsi dei moduli serve una marca da bollo”, non ricordo chi l’ha detto ma nella sua icasticità riassume perfettamente lo stato della situazione: moduli da compilare, documenti da produrre, timbri da apporre e file interminabili agli sportelli pubblici solo per ottenere una semplice informazione. Poi capita di dover sanare una situazione edilizia costruita due secoli fa a qualche decina di metri da una ferrovia, anch’essa risalente ai Borboni, e le Ferrovie ti chiedono di assumerti tutte le responsabilità in caso di deragliamento. E va bene. Al cittadino, dopo aver riempito moduli su moduli per sollevare FS da ogni responsabilità, viene chiesto di registrare il tutto. Ma dove, in quale ufficio? Nessuno lo sa. Non è un’invenzione è accaduto veramente ad Avezzano. Insomma, tutti sanno che la burocrazia sta soffocando il vivere civile, ma nessuno fa qualcosa per dare respiro al cittadino sommerso da montagne di carta. Poi arrivano gli istituti di ricerca a confermare il già troppo noto. Che la macchina dello Stato nel suo complesso funziona mediamente con difficoltà, soprattutto in molte regioni del Mezzogiorno, dove l’inefficienza costituisce un tratto caratteristico della macchina pubblica. Una patologia insopportabile.
Volete la classica sulla qualità della burocrazia nelle 210 regioni dell’Unione Europea? Presto fatto. Ci pensa periodicamente l’università di Göteborg (Svezia). La regione d’Italia con più alto indice qualitativo è il Friuli al 63/mo posto. Seguono la Provincia autonoma di Trento (81/mo), la Liguria (95/mo) e la Provincia autonoma di Bolzano (96/mo). Per trovare l’Abruzzo bisogna scorrere la graduatoria fino al 158/mo posto, prima dell’Umbria, del Lazio, della Basilicata e perfino dell’Emilia Romagna. Insomma la nostra regione è in buona compagnia. Conclusione: da noi la burocrazia corre più di chi chiede un permesso.
