di Muriel Barbery, Nicolas Vial, Traduzione di Alberto Bracci Testasecca,
Edizioni e/o – pp. 144, euro 21,00
La letteratura ha da sempre affidato agli animali il compito di veicolare significati morali. Succede nei bestiari antichi e medievali, dove incarnano vizi e virtù del mondo; succede nelle favole, che li eleggono a protagonisti e portatori esclusivi di senso; succede nei romanzi satirici di età contemporanea, in cui alle bestie viene affidato ciò che la società non osa dire; basti pensare ai rivoluzionari della Fattoria degli animali di Orwell o agli Houyhnhnm, i cavalli intelligenti dei Viaggi di Gulliver di Swift. Ciò che più caratterizza Gli animali letterati – oltre all’ironia affilata della penna di Muriel Barbery – è la lucida consapevolezza di essere stati ingannati dagli esseri umani, di coglierne senza filtri l’ipocrisia e la ferocia. Nei loro brevissimi scambi di battute c’è materiale sufficiente a far riflettere generazioni; le illustrazioni aiutano a dare forma a una storia che, fino a oggi, “è stata scritta male, da altri”. Si legge in una sera, ma resta più a lungo.
