FUCILATI A POCHE ORE DALLA LIBERTÀ

L’eccidio nazista a Teramo
By redazione
Pubblicato il 12 Giugno 2023

Come nel resto d’Italia e quindi dell’Abruzzo, anche a Teramo lo scorso 25 aprile si è svolta la Festa della Liberazione. Nella Villa comunale gremita di cittadini e autorità, è stata inaugurata la bellissima stele realizzata dal maestro Fausto Cheng in ricordo dei martiri dell’eccidio nazista avvenuto a Teramo il 13 giugno 1944. Durante la manifestazione in rappresentanza dei familiari delle vittime è intervenuto Fabrizio Quarchioni (il primo da destra) che ha ripercorso il tragico evento storico che coinvolse anche il proprio zio Aldo, di soli 15 anni, e mostrato quale tragico cimelio la maglia crivellata di colpi (nella foto sotto)conservata dalla famiglia di Bruno Chiavone.

Nel giugno del 1944 i tedeschi di stanza a Teramo iniziano a pianificare la ritirata minando ponti e distruggendo acquedotti, ospedali, eccetera. Il giorno prima dell’effettiva liberazione di Teramo (14 giugno1944) ci fu l’ultimo sacrificio di sangue per mano dei nazisti. Nella mattinata del 13 giugno 1944, infatti, si era sparsa la voce che i tedeschi avevano battuto ritirata lasciando le loro sedi di comando e le caserme Mezzacapo e Rossi. A quel punto alcuni giovani e meno giovani decisero di andare presso le sedi rimaste vuote per vedere cosa avessero lasciato. Entrati dentro, oltre a materassi e armadi trovarono le armi. Se ne impossessarono per poter supportare la lotta partigiana in caso di necessità. Contrariamente a quanto percepito dalla popolazione, però, i tedeschi non avevano ancora battuto ritirata ma erano usciti in massa in perlustrazione per preparare la via di fuga per il giorno successivo. Quindi le truppe tedesche, forse avvertite da un fascista locale, rientrarono in caserma catturando dentro gli arsenali i quattro più giovani che stavano prelevando le armi: Aldo Quarchioni (15 anni), Carlo Durante (16 anni), Antonio Cipro (16 anni), Bruno Chiavone (20 anni). All’esterno del santuario della Madonna delle Grazie, invece, catturarono i più adulti: Mauro D’Intino (22 anni), Amedeo Parabella (33 anni), Antonio Di Bernardo (46 anni) e Luigi Marcozzi (48 anni).

Gli otto antifascisti, dopo essere stati portati dietro il convento del santuario, nella zona dove oggi sorge il Tribunale, furono barbaramente fucilati.

Uno dei giovani, Bruno Chiavone, provò a scappare verso il fiume ma fu inseguito e mitragliato. Erano le ore 13 dell’ultimo giorno di guerra a Teramo.

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